lunedì 8 luglio 2013

IL GIOCO INFANTILE TRA REGOLE E LIBERTA'


Da ciò si deve trarre quanto sieno importanti le benchè minime
impressioni della fanciullezza e quanto gran parte della vita futura
dipenda da quell’età di giochi ed invenzioni.”
G. Leopardi  

Il sociologo Callois ordina i giochi attorno a due poli antagonisti:

-da un lato regnano i principi quali il divertimento, la turbolenza la Pienezza di vitale, la libertà l’improvvisazione : è la Paidia

-dall’altro regno i principi delle regole, delle convenzioni, delle abilità, degli schemi: è il Ludus.

I nostri bambini, almeno sino ai primissimi anni della scuola elementare, sono di fatto la più evidente espressione di Paidia, ovvero turbolenza, pienezza vitale, improvvisazione, divertimento e libertà.
Allo stesso tempo gli educatori (genitori ed insegnanti) sono portatori del Ludus,  interpreti, garanti e depositari delle convenzioni, degli schemi, delle abilità, delle regole del gioco....e della vita...

IL Ludus, quello proposto dall’educatore è uno solo, ma le Paidie sono tante quante sono i bambini con cui ci relazioniamo.
Ogni bambino è diverso dall’ altro, anche se i genitori sono gli stessi.

E se fossero allora i giochi con le regole a doversi adattare ai bambini?
E l’educare solo il mediatore di tale operazione?.....
...un educatore che sappia porgere la mano….come cantava Povia:

Tutti i bambini fanno OH!
dammi la mano
perché mi lasci solo
sai che da soli non si puo’
senza qualcuno
nessuno puo’ diventare un uomo.

Un educatore che sappia proporre un modello di gioco che preveda per i bambini azioni di confronto con gli altri e con se stesso, abilità, situazioni d’incertezza, capacità d’interpretazione, variazione di situazioni, ricerca continua di equilibrio, emozioni, scoperte e invenzioni.

Un educatore, un genitore che, al di là delle regole, dei manuali, dei consigli degli esperti, sappia EMOZIONARSI  e CONDIVIDERE le scoperte dei bambini, accompagnandoli alla conquista di nuove, diverse e sempre più complesse forme di GIOCO che divengono poi esperienze di vita.

Riprendendo le parole di Povia, dovremmo insomma essere capaci di  canticchiare a noi stessi :

Ma che scemo
vedi però però
che mi vergogno un po’
perché non so più fare OH!
non so più andare
sull’altalena,
di un fil di lana
non so più fare
una collana.


Troviamo il tempo per tornare bambini assieme ai nostri figli, credo sia il regalo più bello che possiamo fare a noi stessi e a loro.


4 commenti:

  1. Splendido spunto di riflessione in questo post! Mi dico sempre che un'infanzia felice e spensierata te la porti dentro come "dono di forza" per quando sarai grande! Penso che possa essere un grande aiuto che ti servirà per affrontare al meglio le difficoltà, quando verrà il momento di diventare grandi.
    Io ci provo, come genitore faccio di tutto, speriamo bene di riuscire a porre le basi guste... ;-)
    Baci!

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    1. Credo che tuo figlio sia davvero fortunato con una mamma come te!

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  2. Ciao Ste , sono passata subito a trovarti dopo aver ricevuto la tua visita ! Trovo molto interessante questo post che aiuta a riflettere riguardo al delicato equilibrio da rispettare in ogni ambito quando si interagisce con i bambini . La mia professione mi porta ad occuparmi anche di minori e so quanto incidono le basi date durante l'infanzia ( che purtroppo in certi casi felice non è )! Mi piace molto il tuo blog e vedrai che tornerò spesso ! Un bacino.

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La Magia è credere in se stessi: se riusciamo a farlo, allora possiamo far accadere qualsiasi cosa. (Goethe)