venerdì 12 luglio 2013

SOLE E ABBRONZATURA: CONSIGLI PER L'USO (PARTE II)



Tutti concordano: quando si tratta di sole, il primo consiglio è quello di scegliere una crema solare che garantisca un' adeguata protezione.

Ricordate che nessun filtro protegge completamente dai raggi solare, ed il fattore di protezione resta di importanza fondamentale.

SFP o fattore di protezione solare, indica la capacità del prodotto di filtrare i raggi UVB.
Prodotti con SFP pari a 15 sono in grado di bloccare il 93% dei raggi UVB, quelli con SFP 30 arrivano a bloccarne il 97%.


Come va applicata la crema



Da sola la crema solare non basta; bisogna anche saperla applicare bene.
La quantità consigliata è di circa 6 cucchiai per tutto il corpo.
Inoltre, per non scottarsi, è importante riapplicare la crema ogni due ore circa, e dopo ogni bagno.
I solari vanno usati sino all'ultimo giorno di vacanza, anche se siamo così abbronzati da avere la pelle color cioccolato.
E ricordate: le creme con SPF inferiore a 6 non proteggono!


Per quanto riguarda i bambini, i neonati sotto i 6 mesi non vanno esposti direttamente alla luce del sole.
I più grandi devono invece evitare almeno la fascia 11-16.00.
La crema deve avere una protezione alta, almeno fino ai 3 anni di età.
Le creme per i bambini di solito sono più pastose, creano addirittura una patina bianca, ma sono più indicate per le pelli sensibili dei bimbi, perchè proteggono anche dal surriscaldamento.

Molto importante: evitate di utilizzare il prodotto dell'anno precedente che non avete terminato.
La data di scadenza per i prodotti cosmetici con durata inferiore ai 30 mesi è obbligatoria.
Per quelli con data superiore ai 30 mesi è sufficiente il PAO (periodo dopo l'apertura).
Pochissime sono le marche che li indicano entrambi.
La maggior parte delle crema ha un PAO di 12 mesi.
Questo significa che dopo un anno non garantiscono più la medesima protezione.
Se in etichetta trovate PAO 12 mesi, significa che va consumata entro un anno dall'apertura.


Creme solari e sostanze pericolose



I filtri solari sono alla base delle creme che devono proteggere dagli effetti dannosi dei raggi UVA e UVB. Come su tanti altri ingredienti cosmetici, ci sono delle diatribe aperte riguardo la loro vera o presunta pericolosità.

Nel libro di Beatrice Mautino, "La scienza nascosta dei cosmetici", ho trovato alune indicazioni che mi hanno aiutata a fare chiarezza in merito e che condivido con lo scopo di alimentare una critica costruttiva ed evitare inutili allarmismi.

A seguito di uno studio commissionato dalla Food and Drug Administration americana è finita su tutti i giornali la notizia che alcuni ingredienti delle creme solari superano la barriera cutanea ed entrano nel circolo sanguigno. Lo studio, sostiene la Mautino, è fatto bene, i risultati sono reali e dice sostanzialemente ciò che è stato riportato dai media: nel sangue dei partecipanti sono state ritrovate determinate quantità, superiori ai valori di soglia, di filtri solari applicati sulla pelle.

E' da rilevare però un fatto: nello studio ai partecipanti è stato chiesto di applicare nel corso di una settimana circa 4 confezioni a testa di crema solare.

Puo' sembrare tanto, considerato che tra noi c'è chi con una boccetta ci fa tutta l'estate. Ai fini dell'analisi dei risultati dello studio questo elemento però ci dice che le condizioni scelte sono "poco realistiche" visto che ben pochi di noi applicano quelle dosi di solare.

Proseguendo nell'analisi dello studio si legge che i ricercatori hanno verificato che i quattro ingredienti presenti nei prodotti sotto esame erano riusciti ad entrare nel circolo sanguigno in concentrazioni che superavano la soglia degli 0.5 nanogrammi per millilitro. Questo valore rappresenta una soglia "di preoccupazione tossicologica", ciò non vuole dire che se una sostanza supera questa soglia è pericolocosa o cancerogena. Significa che se un qualcosa supera quelle concentrazioni è bene che se ne conoscano gli effetti.
Tant'è che in Europa, per ogni filtro solare approvato, è necessario fornire un dossier in cui siano presenti i dati di assorbimento cutaneo ed i relativi risultati di tossicità acuta e cronica sia topica (cioè nella parte a contatto con il prodotto) sia sistemica (cioè in seguito all'ingresso nel circolo sanguigno).
L'Sccs (comitato scientifico sicurezza consumatori) ha quindi analizzato  tutti gli studi di teratogenicità e di tossicità sistemica, arrivando a calcolare finalmente quel "margine di sicurezza" che non pone rischi per la salute.


Conclusioni


Come consumatori dobbiamo essere consapevoli che la scelta di usare un deterinato prodotto deve sempre essere il risultato di una valutazione dei rischi da una parte e dei benefici dall'altra. Nel caso dei solari, allo stato attuale delle conoscenze, i benefici in termini di prevenzione dei tumori della pelle superano gli eventuali rischi. 

Personalmente da quando i miei bambini erano piccoli mi sono affidata a prodotti che contengono filtri fisici  (si tratta di minerali micronizzati) che non penetrano nella pelle e non assorbono i raggi solari come i filtri chimici, ma li riflettono, fungendo quindi da specchio. Filtri di questo tipo sono l’ossido di zinco e il biossido di titanio.
Da anni impiego i solari de La Saponaria (non si tratta di un post sponsorizzato ma li pubblicizzo perchè mi piace questo prodotto), non solo per i filtri che impiegano, ma perchè non contengono profumazioni (quindi niente rischio allergico e meno impatto ambientale) e neppure i parabeni, anche questi piuttosto impattanti.








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La Magia è credere in se stessi: se riusciamo a farlo, allora possiamo far accadere qualsiasi cosa. (Goethe)