domenica 15 gennaio 2012

BAMBINI E DISTURBI DEL SONNO: COME AFFRONTARLI


Con lo svezzamento, gradualmente il bambino non ha più necessità  della poppata notturna, ed  i genitori confidano di poter  finalmente godersi un’intera notte di sonno senza interruzioni.
Spesso ciò non accade ed il piccolino continua con i suoi risvegli a disturbare il riposo dei genitori.
Innanzitutto la mamma dovrà cercare di rispondere ad alcune domande in relazione alla sua esperienza concreta:

-come è lo stato di salute del bambino di giorno?
-quale è il suo stato di salute come genitore? Si sente stanca, scontenta, poco stimata, sovraccarica, ha problemi con il marito, soffre di ansia?
-come è l’ambiente in cui vive il bambino? È eccessivamente caotico, troppo caldo/freddo,  sono presenti radio e televisione?
-il bambino ha avuto la necessità concreta per qualche tempo (per es. ha dormito nel  letto della mamma durante una malattia) che ora è diventata un’abitudine tirannica?

Una volta che i genitori hanno esaminato  le diverse possibilità e scoperto perché  il bambino non dorme, la domanda successiva è che cosa fare.( ovviamente dopo avere verificato che la mamma ed il bambino godono di buona salute e che l’ambiente in cui vive il piccolo è accogliente, tranquillo e sereno.)
La regola più importante, spesso sottovalutata dai genitori, è:
 il sonno della madre è sacro e deve essere protetto, da lei  stessa e dal marito altrimenti non potrebbe sopportare, con pazienza e dedizione  il pesante lavoro che il suo ruolo richiede.
Non ci si deve preoccupare molto  per il bambino che ha la possibilità di recuperare il sonno perso durante il giorno.
E’ molto importante sapere che i bambini possono tranquillamente svegliarsi più volte di notte. Questo è assolutamente normale.
Il consiglio è quello di andare incontro con buon senso e comprensione al bambino ma, con fermezza, porgli anche dei limiti.
Questo può significare per es.  lasciare la porta della camera aperta o la luce accesa nel corridoio.
Il bambino va coricato nel suo lettino e salutato  con parole dolci ma ferme:
 ‘adesso dormi  e lascia dormire anche la mamma che ha bisogno di  riposare’.
 Il bambino non capisce il significato letterale di queste parole, specie se e’ molto piccolo, ma ne intuisce il senso e soprattutto il grado di convinzione e sicurezza della madre, nel momento in cui pronuncia quella frase.
E’ perciò importante che la mamma sia veramente convinta di quello che dice e soprattutto interiormente sicura di stare facendo la cosa più giusta per il bambino e per se stessa.
Se  l’esortazione non ha effetto si deve mettere in conto di sopportare il pianto.
Questo modo di fare è sentito da molte mamme come una sorta di fallimento , perché al bambino si vorrebbero dare solo le cose migliori, il massimo affetto. La realtà mostra però che  se questi bambini non incontrano mai un ostacolo e una ferma volontà diventano inquieti, insicuri e timorosi.
La mamma dovrebbe poter reggere  per  cinque-dieci  minuti  la pena interiore che il pianto suscita, poi dolcemente avvicinarsi al lettino e chiedere per es:
 ‘adesso stai meglio?’
 Se continua a piangere ripeterà:
‘ritornerò tra poco quando starai meglio’.
 Indipendentemente dal fatto che il bambino cessi o meno di piangere la mamma tornerà dopo altri 5 minuti.
E’ un errore calmare il bambino prendendolo in braccio, dandogli baci, qualcosa di dolce etc…meglio allora canticchiare una ninna nanna ..il tutto per 5 minuti…poi si ricomincia di nuovo…
L’ atteggiamento dell’adulto deve rimanere conciliante, senza però rientrare dai limiti prefissati.
I risultati di queste azioni sono visibili in pochi giorni e vale per questo la pena di continuare, per la salute del bambino e della mamma.

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La Magia è credere in se stessi: se riusciamo a farlo, allora possiamo far accadere qualsiasi cosa. (Goethe)