lunedì 14 gennaio 2013

BAMBINI E SPORT


Con questo post, realizzato grazie alla collaborazione di mio marito (istruttore di atletica e calcio), voglio fare chiarezza sul senso e lo scopo dell’attività fisica per i bambini, al fine di aiutare i genitori a scegliere con consapevolezza e cognizione di causa le attività extra scolastiche dei figli.

Negli anni precedenti l’età scolare, il bambino ha bisogno di scoprire il proprio corpo e di inserirlo nel mondo circostante imparando così ad instaurare rapporti con lo spazio attraverso i suoi movimenti ed interiorizzando i concetti di vicino-lontano, dentro-fuori, sopra-sotto, ecc.
Il bambino in questo periodo percepisce globalmente i movimenti ed imita ciò che vede fare ma le sue azioni risultano maldestre e dispersive per l’esuberanza e l’instabilità motoria tipica dell’età.
Solo verso i 6-7 anni affiorano nel bambino le possibilità di controllo posturale, il consolidamento della lateralità e l’indipendenza delle braccia dal tronco.

Svolgere attività motoria finalizzata, significa utilizzare un linguaggio specifico, che come tutti gli altri linguaggi, consente di esprimere l’interiorità individuale, di realizzare intenti comunicativi e di interagire con gli altri.
Nel movimento finalizzato rientra l’attività sportiva.

L’attività sportiva  non soddisfa solo le esigenze di mantenimento e sviluppo fisico, ma alimenta e potenzia le altre aree della personalità.

Durante gli anni della scuola elementare, questa non puo’ essere concepita come specializzazione precoce, ma deve rimanere, in ogni singola manifestazione, possibilità gioiosa di misurare l’efficienza della propria corporeità, occasione per stare con l’altro, per favorire l’inserimento nel gruppo e apprezzare  il contributo degli altri per esprimere le proprie potenzialità.
Intendo qui sottolineare che l’educazione motoria, svolge un ruolo fondamentale nell’ambito del processo educativo ed ha una notevole incidenza anche sull’apprendimento scolastico, ma soprattutto sullo sviluppo intellettivo.
Un esempio di quanto affermato è costituito dal rapporto stretto intercorrente tra la motricità e la lettura, che rappresenta l’acquisizione primaria basilare per ogni successivo tipo di apprendimento.
L’apprendimento della lettura presuppone una buona organizzazione spazio temporale.
La costruzione dello spazio e del tempo si fonda anzitutto sul proprio corpo: la distinzione delle membra del proprio corpo serve come punto di partenza per tutte le altre distinzioni di luogo e come modello per costruire il mondo nella sua totalità.
Anche l’interno e l’esterno, il davanti ed il dietro, il sopra ed il sotto acquistano un significato in rapporto alle singole parti del corpo umano.
Ed è soprattutto dal senso e dalla direzione del movimento del corpo e delle sue membra che nascono le relazioni spaziali e le forme temporali.

Il periodo della formazione giovanile deve garantire una vasta e completa gamma  di stimoli modellata sulle caratteristiche, sulle capacità di adattamento e di  apprendimento del giovane, al fine di migliorare gli schemi motori e le capacità  coordinative.
Tale multilateralità nella formazione giovanile può essere una validissima arma contro i pericoli insiti nella specializzazione precoce, intesa come intervento unilaterale tendente ad esasperare gli aspetti specifici della disciplina praticata.

La  SPECIALIZZAZIONE PRECOCE, può comportare rischi come:

- la trasformazione e specializzazione precoce degli organi e apparati più sollecitati, che espone   facilimente a traumi l'apparato locomotore
- un ristretto bagaglio di schemi  motori di base
- la perdita di interesse a causa della monotona ripetitività delle esercitazioni proposte e quindi l'abbandono della disciplina

Riassumendo, anche se il bambino mostra un talento innato, il risultato sportivo resta comunque il frutto del passaggio graduale attraverso la motricità di base e la preparazione fisica generale multilaterale, per arrivare poi in un secondo momento (in genere dopo i 10 anni) alla specificità del gesto atletico.

Allego qui la tabella delle ‘fasi sensibili’, la quale mostra in relazione alle età, le abilità che sono allenabili  per ottenere i massimi risultati in termini di sviluppo psico-fisico ed intellettivo del bambino.



                                                                  (tabella di Martin)

Testimonianza pratica

Mio marito ha lavorato molto come istruttore con i bambini e ragazzi dell’atletica, e del calcio.
Egli ha avuto modo di osservare, che spesso, i genitori sono ossessionati dalla prestazione dei loro figli, ed insistono  con l’allenatore affinchè questi metta in atto con il proprio figlio allenamenti specifici per la disciplina, in modo da rendere migliore il risultato.
Questo accade quando il genitore si preoccupa di più di fare del proprio figlio un ‘piccolo campione’, piuttosto che del suo sviluppo fisico ed intellettivo.
Molto spesso le associazioni sportive per andare incontro alle esigenze dei genitori finiscono per ‘snaturare’ il senso dell’attività sportiva nella fase giovanile, perdendo di vista  il suo aspetto fondamentale, ovvero quello ludico.
Quindi come genitori prestiamo attenzione alla preparazione e all’indirizzo di pensiero degli istruttori che seguono i nostri figli nelle attività sportive.






7 commenti:

  1. ciao molto interessante quello che ci scrivi oggi.
    La mia Pantegana non vuole fare assolutamente sport a parte il nuoto che le piace moltissimo e che sta facendo due volte a settimana (niente gare solo piscina e divertimento). Ho provato a costringerla ad andare a pattinare, ha fatto il corso ma poi non ha più voluto sentirne parlare.
    Che faccio?
    grazie
    vania

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  2. il nuoto comunque è uno sport completo se lo fa due volte a settimana direi che è ottimo! Evere anche troppi impegni pomeridiani non è sano per i bimbi..
    E poi l'importante è che lo faccia volentieri e che alla base di tutto ci sia sano divertimento.E mi sembra che sia cosi per tua figlia!
    Mio figlio da quest'anno fa judo, due volte a settimana. Me lo ha chiesto lui dopo avere provato a scuola durante l'ora di ginnastica è felice e pieno di entusiasmo. Io sono contenta soprattuto perchè l'insegnante oltre ad essere qualificata per quella disciplina è un'educatrice.. Nel senso che attraverso lo judo insegna ai bambini l'importanza del rispetto dell'altro e delle regole. Ed è davvero interessante vederla interagire con i bambini.
    E poi quando è possibile tanto gioco all'aria aperta, bicicletta, corsa, ma anche capriole, salti, giochi di equilibrio...giochi con la palla...

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  3. Grazie Ste per questo articolo!
    Non sono molto ferrata nell'argomento, perciò...detto in soldoni:
    - prima dei 6 anni non è proficuo far praticare sport, ho capito bene?
    - dopo i 6 anni...cosa è meglio fare? Far provare ad esempio ogni anno uno sport o contemporaneamente ad esempio 2 sport per fargliene provare diversi nel corso di qualche anno oppure iniziare comunque con uno sport e continuare (ovviamente se piace al bambino) con quello? Senza, certo, che sia una gara a diventare il migliore ma mantenendo l'aspetto ludico.
    - E in base a cosa scegliere uno sport piuttosto che un altro? cioè, è bene che sia il genitore ad indirizzare o chiedere al bambino cosa gli piacerebbe fare?
    Scusa le domande terra-terra...
    ciao!!!

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    1. Ciao carissima. IN parte ti ho risposto sotto nella replica al commento di LaNinin.
      Per le tue domande specifiche ecco cosa penso:
      -prima dei 5 o 6 anni...diciamo che io ho preferito tenerli a casa a giocare, e quando possibile farli correre al parco a piedi o in bici, ruzzolare qua e la'..etc, ma in piena libertà
      -verso i 6 - 7 anni se desidera provare qualcosa va bene, ma sempre cercando di assecondare i suoi desideri, senza spingere...e se prova piu' sport meglio! ma occhio a non stancarli troppo, a non caricarli eccessivamente di impegni...1 o 2 volte a settimana è piu' che sufficiente, ripeto , tenuto conto delle condizioni del bambino. Se è stanco meglio saltare una seduta che costringerlo....
      spero di esserti stata di aiuto!
      a presto!
      Ste

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  4. Che rabbia mi viene: ieri ho fatto un commento e la linea è caduta durante la trasmissione!
    Riassumo: sono pienamente d'accordo! Per quanto possa valere,naturalmente, visto che non sono una professionista del settore.
    Applico solo il buon senso, chiunque ha figli vede che i bambini hanno competenze psicofisiche che aumentano con la crescita, verso i 10/11 anni raggiungono un livello di sviluppo che permette loro di fare movimenti complessi, coordinati, avere maggiore resistenza alla fatica, capacità di raggiungere un obiettivo finalizzato, chiunque lo può vedere.
    Ma poi vedo bambine di 7 anni iscritte a corsi di pallavolo, sport che abbandoneranno a 12 anni per sfinimento o noia, e mi chiedo, e a questo punto chiedo a tuo marito, come possano fare un palleggio senza rompersi o "insaccarsi" perennemente le dita!? Corsi di danza di ogni genere che nulla hanno di ludico, ma molto di esibizionistico (per le madri)! Vogliamo parlare dei maschi, obbligati fin da piccolissimi ad essere campioni di cui il padre sarà orgogliosissimo e "come mai non lo fai giocare, allenatore?" "Come mai quello sì, che non è bravo e ci fa perdere la partita?"? E via dicendo con parolacce, zuffe e il peggio del peggio davanti ai figli che assorbiranno lo stesso modo di fare e disfare lo sport!
    Vogliamo dirlo una volta per tutte: i campioni sono rari, è più probabile che tuo figlio sia uno qualunque piuttosto che un campione!
    Se proprio vuoi essere ammirato/a fallo tu il campione!
    Lasciamoli giocare 'sti figli, imparano di più e meglio. Anche gli animali lo sanno: non ho mai visto un ghepardo con il cronometro davanti al suo cucciolo, ma ho visto spesso i cuccioli giocare! Come la mettiamo allora!? ;D

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    Risposte
    1. Carissima vedo che il tuo buon senso ci ha preso in pieno! e vedo che condividi il punto di vista di mio e di mio marito.


      In pratica, non importa quale disciplina sportiva, ciò che conta è ‘L’ISTRUTTORE’.
      La specialità che si sceglie è indifferente perché in teoria sino ai 10-11 anni ci
      si dovrebbe mantenere su esercizi generali, che sono quindi comuni a tutte le discipline,
      perché ne sono la base!
      PER DIRLA SCHIETTA: avete presente ciò che fanno fare durante l’ora di
      ginnastica a scuola? Beh quello si dovrebbe fare! Oggi la chiamano ‘motricità’ credo. Ovvero,
      esercizi di mobilità articolare, di coordinazione, di equilibrio: ovvero salti,
      corsa, capriole, percorsi, tutto inserito in un contesto di gioco e di gruppo…etc etc….
      Vi faccio un esempio pratico: vi dicevo mio figlio fa Judo, ma l’istruttrice che è in
      gamba davvero, struttura le lezione mettendo alla base questi esercizi generali (
      mobilità, equilibrio e coordinazione) inserendo anche elementi caratteristici
      della disciplina..ma che sono solo marginali e comunque sempre in funzione di
      quelli generali!
      Questo è avere rispetto del bambino e del processo di crescita.
      Poi se il bambino è l’uno su mille che ha talento, niente problema
      verrà fuori anche dopo…e nel frattempo si sarà evitato di ‘distrurbare’ il suo
      sviluppo !
      Il genitore, secondo me, dovrebbe cercare di assecondare gli interessi del figlio,
      ed al contempo valutare le competenze dell’istruttore.
      E mi raccomando non esagerate con gli impegni, troppo spesso finiamo per
      stressare i nostri figli coinvolgendoli in troppe attività.
      …purtroppo oramai è diventata una moda anche impegnare i pomeriggi dei
      figli nelle piu’ diverse attività extrascolastiche….
      ....

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    2. Chiarissimo Ste, ho capito!
      Sul discorso di non impegnarli troppo sono stra- daccordo...mi fa una tenerezza vedere certi bimbi bombardati di impegni e cose da fare...(oltre la scuola!!!)...poi la possibilità di giocare spensierati chi gliela ridà più? E quanti genitori che ambiscono a creare dei piccoli geni-campioni e li caricano di aspettative assurde? E, poi, delusi, danno il peggio di sè.
      Grazie per questo tema davvero interessante!

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La Magia è credere in se stessi: se riusciamo a farlo, allora possiamo far accadere qualsiasi cosa. (Goethe)