lunedì 19 marzo 2012

I BAMBINI ED I COMPITI A CASA



Recentemente in un incontro con le mie amiche si è ‘discusso’ in merito all’atteggiamento dei genitori di fronte ai compiti di scuola dei bambini.
Spesso questi momenti di trasformano in vere e proprie dispute. Quasi tutti noi genitori abbiamo delle aspettative riguardo i nostri figli.
Un miscuglio tra quelle che sono le nostre caratteristiche personali che vorremmo vedere riflesse in loro, e quelle ideali che popolano i nostri sogni.
Su tutto questo poi si ripercuote anche il tipo di educazione che noi stessi abbiamo ricevuto e che inevitabilmente influenza il rapporto con i nostri bimbi.
Molti genitori vedono l’impegno scolastico dei bambini come un loro ‘dovere’, da svolgere al meglio delle loro possibilità.
Così come il babbo e la mamma devono andare al lavoro, così il bambino deve andare a scuola.
Io ho provato a guardare la cosa da un’ altra prospettiva e mi sono posta questa domanda.
Perché non promuoviamo l’idea nel bambino che la scuola sia un piacere, un luogo in cui si può imparare,si può stare con gli altri,in cui si diventa grandi?
I compiti a casa possono essere visti quindi come un’ occasione per esercitarsi, per continuare ad apprendere….e perché possano rimanere per un bambino un momento di piacere, presuppongono la presenza di un genitore che sia innanzitutto in grado di accogliere il figlio con le sue difficoltà, con le sue imprecisioni, il suo disordine, ed anche la sua mancanza di voglia…
A volte è sufficiente chiedere al bambino: ‘sei sicuro di avere fatto del tuo meglio?’ se la risposta è affermativa, il  genitore potrebbe accettare il lavoro così come è.
E’ curioso osservare come spesso, di fronte a questa domanda, è il bambino stesso che si impegna per ripetere il lavoro.
E’ importante lodare il bambino e premiarlo ogni volta che mostra impegno, che migliora anche se in maniera non significativa, poiché sono le lodi più che le punizioni (es. ripetere il compito all’infinito, sgridare il bambino, etc) , che alimentano la sua autostima, il senso di gratificazione, la sua volontà.
Ci dimentichiamo forse troppo spesso di quando eravamo noi ad essere bambini, e di come fosse vitale all’epoca  ‘fare contenti’ i nostri genitori, ricevere i loro complimenti e le loro lodi.
Inoltre ogni genitore dovrebbe ricordare che il suo ruolo non deve sovrapporsi a quello dell’insegnante, alla quale secondo me devono essere  ricondotte certe problematiche.
Troppo spesso noi mamme a casa ci atteggiamo a ‘maestrine’ severe, calandoci in un ruolo che non è il nostro.
Se il bambino non svolge i compiti in maniera corretta, o non li porta a termine tutti, ritengo che debba confrontarsi con l’insegnante e con i compagni. Sarà a lei ad adottare le misure che ritiene più opportune e sono certa che avranno di sicuro più effetto, proprio per il ruolo che la maestra incarna.
Io ho trovato molto utile, dopo che in un paio di occasioni  cui Ari ( 6 anni) si era rifiutato di portare a termine i compiti per casa, parlarne con le maestre.
Ho chiesto loro se, avrei potuto, mandarlo a scuola con i compiti non completamente eseguiti, in modo tale che il bambino potesse scontrarsi direttamente con le conseguenze delle sue azioni, rispondendone  di fronte alle maestre ed ai compagni.
Sono stata fortunata, perché la volta successiva, mi è stato sufficiente dirgli era libero di non terminare i compiti, e che ne avrebbe poi discusso con la maestra, per farlo precipitare a completare gli esercizi.
La parola chiave è tolleranza.
Con noi stessi e con i nostri bambini. Loro non sono il nostro biglietto da visita, ma individui liberi con una loro personalità e talenti del tutto individuali, che vanno sostenuti e accolti attraverso un atteggiamento affettuoso ma fermo, con regole chiare che li facciano sentire sicuri, all’interno di limiti precisi e ben definiti, senza soffocarli con le nostre pretese e ambizioni personali.



4 commenti:

  1. umh... sto lavorando sù me stessa per tenermi a bada e frenare le mie manie di precisione e dovere sempre e cmq... a parole tutto sembra più facile, tolleranza, lodi a volte possono non bastare per risolvere la situazione perchè forse ancora non è il momento, la creatura deve ancora crescere. Credo che la cosa migliore sia stimolare l'amore per l'apprendimento e riflettere su come nella quotidianità applicano quando imparato, alla fine è questo ciò che conta...

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    1. Cara Deby, anche per me è così..la cosa più dura è frenare i miei istinti...le mie aspettative..a volte guardo mio figlio e dico:boh ed ora che si fa? Hai ragione la cosa più importante da tenere a mente è che il nostro agire non deve mettere a rischio l'amore dei nostri figli per la scuola..poi chiaro non siamo esseri perfetti...Per quanto riguarda le lodi e la tolleranza, sì, possono non bastare, ma sono sempre da preferire alle sgridate, alle punizioni etc...questo era il senso.Grazie mille per avere scritto il tuo pensiero!

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  2. Sono perfettamente daccordo con te, prima d tutto sono esseri umani ed hanno bisogno dei propri spazi e propri tempi.

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    1. Si, infatti credo che specialmente il primo ed il secondo anno di scuola elementare, siano particolarmente importanti.Dal punto di vista emotivo si gettano le basi per il loro futuro approccio alla scuola...
      Ricordiamo però che i bambini sono molto malleabili, e quindi noi genitori possiamo stare tranquilli, ad ogni nostro errore è possibile porre rimedio!!! L'importante è essere sempre disponibili a mettersi in discussione!

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La Magia è credere in se stessi: se riusciamo a farlo, allora possiamo far accadere qualsiasi cosa. (Goethe)