domenica 24 maggio 2015

ACETO E ALIMENTAZIONE: VIZI E VIRTU'

Dopo il post sull'impiego dell'aceto per le pulizie domestiche, ho deciso di completare l'argomento trattando dell' uso dell'aceto nell'alimentazione.

Oggi tutti sono più o meno concordi nell'affermare che non bisogna eccedere nell'assunzione di aceto, per via della sua elevata acidità.
Studi condotti in Austria, dove il consumo di aceto di mele è elevato, hanno dimostrato un abbassamento dei livelli di potassio e calcio con conseguente ipocalcemia, osteoporosi, disturbi dentali, sovraffaticamento degli organi emuntori come reni, pelle e intestino, irritazione delle mucose con diminuzione delle secrezioni gastriche, difficoltà digestive e infiammazioni articolari.

Le controindicazioni riguardano soprattutto bambini e ragazzi in fase di crescita, ma anche donne in gravidanza o con problemi di osteoporosi, soggetti che assumono insulina, farmaci per la cura della tiroide e insulina.
Non è adatto neppure a chi soffre di candida e intolleranza da lieviti, ed è da evitare in tutti i casi  di ulcera gastroduodenale o gastrite ipercloridrica.

La soluzione ottimale è di orientare i nostri acquisti verso prodotti di buona qualità, biologici, con un basso livello di acidità ed una bassa presenza di solfiti, da consumare occasionalmente e senza eccedere nelle quantità.

L'aceto di vino 

Gli aceti di vino migliori sono quelli ricavati da vini di buona qualità, fermentati lentamente in botti di legno senza forzare i naturali processi di fermentazione.
Oggi la maggior parte degli aceti di vino sono ricavati da vini di pessima qualità, versati su strati di trucioli , esposti ad una temperatura controllata.
Di fatto sono già pronti dopo un solo giorno, per cui gli aromi risultano alterati ed il livello di acidità è molto elevato.
Occhio anche ai solfiti! 
Oltre a quelli aggiunti nei vini  per consentirne la conservazione, vi sono quelli prodotti naturalmente nei lieviti della bevanda.
La soglia massima quotidiana  di solfiti ammessa è 50 mg per kg peso corporeo, e per chi consuma vino è facile superare questa soglia.
Nei negozi biologici è comunque sempre possibile acquistare vini e aceti biodinamici privi di solfiti aggiunti.

Aceto di mele

Si ricava dal sidro di mele, una bevanda poco alcolica e dal gusto acidulo.
I migliori sono quelli ottenuti da mele biologiche, non filtrati e non pastorizzati.
Le virtù benefiche e antiossidanti dell'aceto di mele sono state esaltate per anni, ma il consumo di questo aceto ha conosciuto un vero boom perchè associato ad un effetto dimagrante e disintossicante, che non è mai stato avvalorato da nessuno studio scientifico ufficiale, sostiene Michela Trevisan autrice del Manuale dei cibi fermentati.
Anche con l'aceto di mele non bisogna pertanto eccedere nel consumo.


Aceto balsamico Igp e Dop

L'aceto balsamico di Modena Igp è fermentato al massimo per un anno e addizionato con caramello per essere più scuro e dolce.
Attenzione quindi alle dosi nascoste di zucchero.
Il migliore resta comunque il balsamico tradizionale Dop, che è ottenuto mediante l'invecchiamento del mosto cotto di vino, all'interno di botti di rovere, per ben 12 anni. Non viene aggiunto caramello.

Acidulato di riso e umeboshi

L'acidulato di riso è realizzato a partire da riso cotto a vapore e spore di Aspergillus oryzae. L'intero processo di fermentazione dura un anno e si ottiene un prodotto a bassa acidità e dal sapore delicato, impiegato come digestivo e contro le intossicazioni alimentari.

L'acidulato di umeboshi è ottenuto invece dalla fermentazione sotto sale e sotto pressione di una particolare varietà di albicocche giapponesi.
E' un prodotto alcalinizzante, depurativo, antinfiammatorio e antiossidante.

Entrambi sono una valida alternativa al consumo del tradizionale aceto, ma anche del sale.
Sono pertanto due prodotti terapeutici, rimineralizzanti e detossinanti.


(Le informazioni contenute in questo post sono state tratte dalla rivista Terra Nuova)







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