martedì 18 agosto 2015

MIGLIORARE LE NOSTRE RELAZIONI CON LA COMUNICAZIONE NONVIOLENTA


Le crisi conseguenti ad avvenimenti stressanti o traumatici appartengono alla realtà di tutti noi. Tutti nella vita abbiamo dovuto farci i conti.

Ma c'è la possibilità di trasformare il dolore e la sofferenza, non per negarla, ma al contrario per integrarla e per costruire qualcosa di nuovo, consapevoli del fatto che saranno motore di ulteriore crescita.

Per poter fare questo, io sono convinta che sia indispensabile potersi appoggiare ad una "comunità" di amici veri e parenti amorevoli, capaci di accogliere la sofferenza.

Pensarsi abitanti di una comunità ( intesa come rete di relazioni) significa sentirsi parte di un tutto in cui ognuno e ciascuno possano riconoscersi ed in cui sia possibile l'aiuto, lo scambio ed il confronto.

Costruire relazioni sane non è però così facile. 
Ho trovato tantissimi spunti riguardo questo argomento, nel libro Le parole sono finestre (oppure muri)  di M.B Rosenberg, l'ideatore della Comunicazione Nonviolenta, che ho riassunto brevemente e che desidero condividere con voi.

La Comunicazione Nonviolenta preferisce l'osservazione dei fatti al giudizio moralistico, ci permette fare chiarezza su ciò che proviamo e sui nostri bisogni e ci aiuta ad esprimerli attraverso precise richieste.

In modo particolare mi preme sottolineare che:

Quello che gli altri dicono e fanno non è mai la causa dei nostri sentimenti.
In realtà infatti siamo noi che in ogni momento scegliamo di ricevere in un modo o nell'altro quello che altri dicono e fanno.
I sentimenti che proviamo sono solo il risultato dei nostri bisogni.

Quando riconosciamo i nostri bisogni, sogni, desideri, aspettative, valori o pensieri, accettiamo la responsabilità dei nostri sentimenti anziché dare la colpa agli altri.
Purtroppo a molti di noi non è stato mai insegnato a pensare in termini di bisogni ne tanto meno di desideri profondi.
Siamo piuttosto abituati a chiederci cosa non va nelle altre persone quando i nostri bisogni non sono soddisfatti.

Nel processo di sviluppo della responsabilità rispetto ai propri sentimenti, l'autore, individua tre stadi. Il primo è quello della schiavitù emotiva.
In questo stadio ci pensiamo responsabili dei sentimenti altrui. Pensiamo di doverci sempre adoperare per fare sì che tutti siano felici. In questo modo rischiamo di trasformare le persone che ci sono vicine in pesanti fardelli.

Il secondo stadio è quello scontroso . A questo livello, di fronte al dolore di un'altra persona, reagiamo con commenti quali : "è un problema tuo" !.

Nel terzo stadio, quello della liberazione emotiva, rispondiamo ai bisogni degli altri per empatia, non per paura, ne per senso di colpa. Pertanto le nostre azioni generano soddisfazione e benessere sia in noi che in coloro che ricevono i nostri doni.
Accettiamo la piena responsabilità delle nostre azioni ma non quella dei sentimenti altrui.
Siamo consapevoli che non potremo mai soddisfare i nostri bisogni a spese di altre persone.


Chiaramente questo mio post e le poche righe che ho dedicato a questo argomento sono solo un "balbettio" rispetto all'immenso lavoro di Rosenberg, che vale la pena di leggere e di tenere sempre a portata di mano nei momenti di turbamento o difficoltà.

E voi? conoscete la Comunicazione Nonviolenta o altri percorsi che vi aiutano nel migliorare la qualità delle vostre relazioni?






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La Magia è credere in se stessi: se riusciamo a farlo, allora possiamo far accadere qualsiasi cosa. (Goethe)