lunedì, agosto 31

Il metodo migliore per preparare un oleolito



Come preparare in modo corretto un oleolito?
Se avete provato a navigare in rete o vi è capitato di frequentare qualche gruppo su facebook avrete di certo notato che le posizioni in merito sono differenti.

Quale è l'olio migliore?
Va fatto macerare al sole o all'ombra?
Meglio impiegare piante fresche o essiccate?

Queste sono solo alcune delle questioni più discusse.

Ma dove sta la verità, quale è la metodologia migliore, ammesso che questo "sistema perfetto" poi esista veramente?

Sono anni che preparo oleoliti sia per realizzare i miei saponi (QUI tutte le ricette), oppure come base per i miei unguenti (QUI le ricette)  ed ho sperimento diverse soluzioni.
In ogni caso posso comunque affermare che, anche se realizzato nelle peggiori condizioni, l'oleolito ha comunque delle proprietà che sono indiscutibili.

Per trovare le risposte alle mille domande in merito alla preparazione degli oleoliti, mi sono tuffata in una ricerca che risale fino all'antichità, addirittura agli Egizi e nel post di oggi vi racconto cosa ho scoperto.

Come preparare un oleolito




Facendo un'incursione nei libri di antica spagiria ma soprattutto rivolgendomi a studiosi della materia, mi sono subito resa conto di quanto, specie in passato, la preparazione di un oleolito fosse un processo estremamente complesso.
Tantissimi i dettagli di cui si teneva conto;  l'ora della raccolta della pianta e la sua classificazione in base agli influssi planetari per citare due esempi,  mentre ogni olio era scelto in virtù del tipo di pianta impiegato per la preparazione, senza parlare del trattamento riservato ai residui della macerazione.
Molti di questi passaggi oggi sono andati persi, i tempi sono cambiati.

Quale olio utilizzare?


Nell'antico Egitto veniva utilizzato sopratutto l'olio di ricino spremuto a freddo ma altre tipologie di oli non erano disdegnate, così come i grassi animali miscelati a quelli vegetali mentre dai Romani era impiegato soprattutto l'olio di oliva.
Oggi, anche oli come quello di mandorle o di girasole sono largamente impiegati per il loro aroma discreto, la loro leggerezza e la contenuta untosità, che li rende adatti ad essere impiegati anche per i massaggi.

Oggi il  dubbio in materia di oli impiegati riguarda per lo più il fatto che questi in molti casi vengono esposti al sole e sappiamo bene tutti  che tenere gli oli lontani dalla luce è fondamentale per una corretta conservazione. Tanto è vero che normalmente vengono venduti in flaconi di vetro scuro perché il colore scuro limita la quantità di luce che entra in contatto con l'olio, riducendone conseguentemente l'effetto ossidativo.

Secondo l'antica tradizione il calore del sole attiva l'intero processo ed esercita un'importante azione vitale sul preparato, vero è che per lo più in passato erano utilizzati vasi di argilla. Per questo motivo oggi molti scelgono di tenere l'olio e la pianta in infusione all'ombra (scelta che condivido e pratico anche io). In realtà anche per questo aspetto la questione si presenta complessa in quanto la tradizione (non sempre concorde) distingue anche tra piante che richiedono il sole e quelle che invece necessitano di penombra, in funzione delle delle loro specifiche caratteristiche e dei relativi influssi planetari.

Le tipologie di oli che si possono impiegare sono innumerevoli ed ognuno ha caratteristiche e proprietà proprie; i puristi preferiscono affidarsi all'olio di oliva in quanto originario della nostra Terra e perchè lo ritengono più adatto alla preparazione di unguenti curativi.
Ho interpellato in merito diverse fonti ed ho potuto concludere che sulla tipologia di oli ognuno ha la sua preferenza personale.

Io scelgo sopratutto olio di oliva, ma anche l'olio di girasole o di vinaccioli mi piacciono molto.

Pianta secca oppure fresca?


Spesso per comodità vengono utilizzate le piante essiccate che si trovano disponibili tutto l'anno ma la tradizione vuole che la pianta venga colta nella fase del suo massimo sviluppo e utilizzata subito, perchè in questo modo è in grado di donare il massimo delle sue proprietà.

Quindi la pianta va posta in un vaso e ricoperta con almeno due dita di olio (avendo cura che il livello dell'olio copra completamente la pianta e che vi sia un certo spazio per l'aria tra l'olio ed il tappo), poi chiusa ermeticamente.
Il problema della pianta fresca è che ha un determinato contenuto di acqua che potrebbe rovinare il nostro preparato favorendo l'irrancidimento.
Per evitare questo inconveniente mi è stato dato un consiglio molto valido, ovvero usare un vaso molto grande e riempirlo solo fino a metà con l'olio e la pianta. Con il calore del sole l'umidità sale lungo le pareti, quindi la sera si apre il vaso e con un panno si asciugano i bordi. Quando l'umidità non sale più si dice che il preparato è "deflegmato" e quindi se ben conservato non irrancidisce più.

Se si sceglie di utilizzare la pianta secca questo problema non si presenta e si procede con maggiore sicurezza, anche se rispetto alla pianta fresca ha senza dubbio una diversa "qualità".

Quali i tempi di macerazione?


La tradizione sostiene che il vaso va esposto al sole per la durata di una lunazione (28 giorni) avendo cura , secondo alcuni, di ritirarlo durante la notte per non esporlo ai raggi lunari.
In realtà anche in questa occasione le linee di pensiero sono diverse; chi propone 30 giorni chi arriva a 40.
Quindi trascorsi almeno 28 giorni la pianta si filtra avendo cura di farli sgocciolare per bene.
Addirittura alcuni consigliano, dopo avere filtrato per bene l'olio, di esporlo tutte le notti alla luna quasi piena o crescente (mai quella calante); in questo modo si "fisserebbe" il preparato con una sorta di sterilizzazione.


Gli oleoliti venivano utilizzati anche in passato per trattare vari disturbi di salute ad esempio mediante applicazione diretta sulle zone energetiche corrispondenti allo squilibrio su cui si voleva agire e non solo sulle zone "doloranti".
Sono ottimi per la preparazione di unguenti e pomate che avranno affetti diversi in base alle catteristiche della pianta utilizzata per la preparazione.

Conclusioni

Esiste un metodo perfetto, che potremmo definire migliore di altri per preparare i nostri oleoliti?
La mia ricerca mi ha portato a concludere che no, in effetti non esiste; non ho infatti trovato un sistema che metta d'accordo tutti.
In questo articolo ho cercato di mostrarvi le varie posizioni, ma ciò che più conta è la nostra esperienza diretta.
Il mio consiglio è di provare a realizzarli seguendo le diverse scuole di pensiero (luce o ombra, olio di oliva o altri oli, pianta fresca o secca...) e di verificare in prima persona quale è la soluzione che è più adatta a voi ed anche quella che vi piace di più.
Solo provando troverete il "vostro" metodo perfetto.


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