domenica 3 giugno 2012

Pedagogia steineriana: intervista a Sandra Alberti responsabile della formazione degli insegnanti Waldorf



Pubblico l'intervista che gentilmente mi è stata concessa da Sandra Alberti.

Sandra Alberti, è insegnante dal 1977 presso la scuola Steiner Waldorf di Milano,  in seguito presso quella di Oriago.
Dal 1992 si occupa ed è responsabile della Formazione degli Insegnanti presso l'Accademia Aldo Bargero "Scuola Carlo Rizzi" di Oriago (VE).









 1)Compiti a casa: promuovere l’autonomia del bambino. Quali gli atteggiamenti corretti dei genitori?


Nelle prime classi elementari noi della pedagogia steineriana non diamo compiti per casa. 
Tutto il lavoro dovrebbe essere svolto in classe in modo che i bambini abbiano il tempo di giocare e di vivere nella libera fantasia (da tante parti si sostiene che il gioco sia un aspetto importante nell'infanzia e che sia anche curativo per tanti casi difficili). Tuttavia qualche maestro dà come consegna un disegno o qualcosa di semplice in modo che si prepari un'abitudine: quella di fare qualcosa per il maestro.
Quando si inizia a dare dei compiti, cioè degli esercizi a casa di deve avere ben presenti le caratteristiche dei bambini della classe e sapere chi può fare determinati esercizi e chi no, oppure chi li può eseguire in cinque minuti e chi potrebbe impiegarci anche tutto un pomeriggio. Perciò i compiti potrebbero essere differenziati: una parte per tutti e una parte in più per chi li volesse svolgere, oppure una parte in più solo per alcuni alunni. Alcuni bambini di temperamento sanguinico (quelli che si distraggono facilmente perchè vivono profondamente nella percezione sensoria e poco nella propria interiorità) pur avendo compiti adatti a loro, possono impegarci molto tempo proprio a causa della loro distrazione. In questo caso sarebbe bene far fare piccole interruzioni.
La cosa importante è che i compiti siano dati sapendo che i bambini li possano eseguire. Se si danno loro compiti che vanno al di là delle loro possibilità creiamo antipatia per i compiti stessi, mancanza di autonomia e ciò che è peggio per l'educatore la perdita di autorità.

2)Bambini che si distraggono facilmente. Come possiamo aiutarli?
Ci sono vari gradi di distrazione naturalmente. Ci sono bambini con difficoltà di attenzione ma essi hanno bisogno di pedagogia terapeutica.
Naturalmente parlando dei temperamenti quali collerico, sanguinico, melanconico, flemmatico (e loro combinazioni) si comprende che ognuno di noi ha delle caratteristiche con le quali ci esprimiamo nel mondo.
I sanguinici - anche adulti - hanno la carateristica di essere molto aperti e interessati al mondo e meno rivolti alla propria interiorità: Si interessano di tutto ma l'interesse non dura troppo a lungo perchè vengono attirati da altre cose o altre attività. Sono amici di tutti, molto socievoli, allegri e spensierati ma spesso non approfondiscono le amicizie. Essi hanno proprio bisogno di affezionarsi a una persona perchè così, per affetto, supereranno la loro indole.
Si solito sono snelli con occhi chiari, molto aperti e luminosi,  e capelli chiari. Camminano più sulle punte dei piedi e hanno un'andatura molto "alata". I bambini sono molto "saltellini" , gioiosi e molto musicali. Apprendono facilmente ma dimenticano altrettanto in fretta.
Non si può cambiare il loro temperamento a sferzate ma si può armonizzarlo, riuscendo a superare una certa unilateralità.
Per approfondire questo tema e avere maggiori informazioni su come agire in classe o a casa con questi tipini, le consiglio di leggere "Il segreto dei quattro temperamenti umani" di R. Steiner. Troverà altresì altre indicazioni nelle prime conferenze del testo "Arte dell'educazione- 3° vol. Tirocinio" di R. Steiner - ed. Antroposofica-Milano. Ci sono indicazioni per come agire con l'aritmetica, il disegno di forme e altre attività didattiche, utilizzando delle vere e proprie tecniche pedagogiche; vi sono altresì consigli per l'alimentazione in relazione ai veri temperamenti.
Per esempio il bambino col temperamento flemmatico non dovrebbe mangiare troppo la mattina prima di andare a scuola e dovrebbe alzarsi almeno un'ora prima del normale e magari essere lavato con acqua fredda.

3)Tra autoritarismo e lassismo: educare nel rispetto della natura del bambino. 
Come traduciamo nella pratica  educativa quotidiana questo principio, alla luce delle conoscenze della pedagogia steineriana?

Nella nostra pedagogia si distinguono tre settenni educativi che si riferiscono a sviluppi evolutivi fisici, animici e spirituali dell'essere umano. Per cui nel 1° settennio non c'è autorità ma "imitazione". Cioè l'educatore dovrebbe fare, sentire e pensare davanti al bambino soltanto ciò che può essere imitato dal bambino stesso. Perciò la cosa più importante per l'educazione del primo settennio è chi è la persona, si autoeduca? Fa davanti al bambino solo ciò che è buono, bello e vero?. Sappiamo che tutto ciò che il bambino sperimenta nei primi sette anni arriva fin nell'organizzazione fisica che al momento della nascita non è ancora completa (il sistema nervoso, quello immunitario e quello ormonale sono ancora un'unica unità funzionale, perciò ciò che un bambino percepisce come esperienza sensoriale va a influire sulla costituzione fisica in formazione). Grande responsabilità degli adulti perchè, attraverso le  esperienze con l'ambiente, i bambini formano organi sani o malati.
Nel secondo settennio vige invece il principio di "autorità", non autoritarismo. E' un'autorità amorevolmente riconosciuta e seguita. L'educatore ora può dire quel che il bambino deve o non deve fare ma non semplicemtente attraverso regole esteriori. Tutto ciò che avviene in classe per esempio è guidato dal maestro poichè la volontà dei bambino non può essere ancora autonoma: egli in effetti non conosce ancora il mondo, non sa ciò che è bene o male per lui. Chi lo sa? L'adulto! Ma l'educatore non può essere un tiranno, perciò tutto ciò che avviene in classe per esempio è sempre l'incontro di ciò che vuole il maestro e ciò che vuole il bambino.  Se i bambini fossero sempre liberi di decidere  autonomamente, si creerebbero degli adulti insicuri  poichè non avrebbero avuto di fronte a loro nell'infanzia un esempio di autorità che sostiene e  guida.
Si creeranno  dei disadattati (diventa un'abitudine psichica) perchè poi nella vita sociale non si potrà mai fare proprio quello che si vuole  ma si potrà relizzare la propria volontà anche in relazione al proprio ambiente.
L'autorità dovrebbe incominciare a essere superata con la pubertà, quando il giovane conquista il giudizio autonomo e cerca liberamente, tra i vari insegnanti, il proprio eroe nell'Olimpo, cioè colui che gli porta incontro degli ideali.
In verità la volontà viene diretta dall'io autonomo con la maggiore età, nel momento in cui  si diviene responsabili delle proprie azioni di fronte alla legge.
Sul tema dell'autorità c'è un bel libretto Ed. Feltrinelli scritto da due psichiatri, Miguel Benasayag e Gérard Schmit "L'epoca delle passioni tristi". C'è un capitoletto dedicato all'autorità e al tracollo di questa nell'educazione di oggi. Preoccupati dalla richiesta crescente di aiuto rivolta  loro dai giovani adolescenti e dalla scoperta di un malessere diffuso che attraversa tutte le fasce sociali,   hanno cercato le origini di questo fenomeno;  ritengono che la causa sia da ricercare in  uno dei sintomi più significativi della nostra epoca: la contestazione del principio di autorità: Questo sintomo è un elemento ricorrente nel loro lavoro, che desta non poche preoccupazioni professionali perchè è indicativo di una crisi dei principi che fondano le relazioni tra adulti e i giovani. Scrivono di essere testimoni di una sofferenza legata a un'eclissi - o forse a un tracollo - del principio di autorità poichè gli adulti trattano i bambini come  loro pari. Riconoscono che vi è una difficoltà dei genitori di assumere una posizione di autorità rassicurante e contenitiva nei confronti dei loro figli: lasciano il bambino "solo" di fronte alle proprie pulsioni e all'ansia che ne deriva. Paradossalmente la crisi del principio di autorità non corrisponde affatto a una messa in discussione dell'autoritarismo. Anzi, proprio questa crisi apre la strada a varie forme di autoritarismo; lungi dall'inaugurare un'epoca di libertà, si entra in un periodo di arbitrarietà e di confusione.Non deve sorprendere che in tale situazioni si sviluppi la violenza.
Altri autori come Greespan  - "L'intelligenza del cuore" Ed. Mondadori - affermano che l'assenza di "autorità" cioè di un adulto che sia capace di guidare i bambini dando loro limiti amorevoli , porta a sviluppare personalità    incerte e poco sicure, incapaci di prendere decisioni o fare scelte autonome (proprio il contrario di ciò che vorremmo!).


Ringrazio di cuore Sandra Alberti per la disponibilità che ha mostrato nel rispondere alle mie domande.

3 commenti:

  1. Grazie per questa intervista,molto interessante! ora mi procuro i libri che ha consigliato voglio approfondire.
    Claudia

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  2. Il "mestiere" di genitore è il più bello, il più appassionante ed entusismante, ma certo il più difficile... non ci consegnano alla nascita il "libretto delle istruzioni" dunque dobbiamo raccogliere perle di saggezza e sapienza da chi ne è competente e fare del nostro meglio, ti rigrazio Ste!

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    1. Grazie davvero a tutte e due! per me è stato davvero importante potere realizzare questa intervista.
      Sandra Alberti è stata davvero molto disponibile,nonostante i suoi numerosi impegni è riuscita a ritagliare del tempo per rispondere alle mie domande in maniera davvero completa e ricca di spunti che ciascuno se vorrà potrà approfondire.
      un bacio

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La Magia è credere in se stessi: se riusciamo a farlo, allora possiamo far accadere qualsiasi cosa. (Goethe)