lunedì 19 novembre 2012

L'epoca delle passioni tristi: il libro



La settimana scorsa ho letto questo libro e mi è venuta voglia di condividerne le tematiche principali.
Gli  autori si domandano se oggi non si tenda a considerare patologica ciò che è la complessità del tutto naturale del vivere.
La perdita di ideali e la tristezza della nostra società ci hanno portato ad abbandonare un tipo di educazione fondato sul desiderio e sull’esercizio del proprio talento personale.
La gioia che procura la conoscenza, trasformerà le passioni tristi che dipendono dalle condizioni esterne della nostra vita, che sono fragili, effimere ed imprevedibili in passioni gioiose o gioie attive, che dipendono invece dalla nostra attività e che ci permettono di esprimere noi stessi.
Oggi invece non si educa a desiderare il mondo, ma solo in funzione di una minaccia, che insegna
a temere il mondo.
La nostra società ha prodotto un’ ideologia  della crisi, e l’utilitarismo viene presentato come unico
rimedio per affrontarla.
Per questo motivo oggi l’apprendimento avviene ‘sotto minaccia’: se non studi non ti laurei, non troverai lavoro, non avrai successo.
I criteri sono quelli quantitativi.
Gli sforzi devono essere rivolti all’acquisizione di competenze per sopravvivere in questo mondo di incertezza e pericoli.
In questa ottica, un giardiniere, un muratore, un falegname saranno dei falliti, non certo uomini che hanno scelto questo mestiere per pura passione.
Prevale l’ideale del dominio.
Ma il trionfo,l’essere all’ altezza, presume che si recida il legame con la propria fragilità e complessità; si genera così un profondo senso di angoscia e tristezza.
Secondo Freud, se  accede alla cultura con vivo interesse, il bambino passa da una posizione centrata su di sé (libido narcisistica) ad un’attenzione ed apertura verso il mondo e gli altri, presupposto fondamentale per una presa di responsabilità.
Questa esperienza di non onnipotenza costituisce per bambini ed adolescenti, un’esperienza di limitazione positiva e fondamentale per lo sviluppo dell’essere umano, che deve pertanto essere pensato come una lunga e profonda ricerca di ciò che i limiti rendono possibile.
Gli autori, sostengono inoltre, che il sintomo più significativo della nostra epoca è la contestazione del principio di autorità.
In un rapporto di tipo autorevole, l’adulto rappresenta la figura che incarna la possibilità di trasmissione di cultura e sapere; l’altra parte obbedisce poiché alla base di questo rapporto vi è il chiaro riconoscimento del bene comune.
Laddove troviamo coercizione, forza ma anche seduzione e raggiro, abbiamo invece un’apertura verso l’autoritarismo.
Il prolungamento dell’adolescenza, secondo gli autori, è da imputare in buona parte al fatto che la società e la famiglia non forniscono più i contesti strutturanti (giusti limiti) e protettivi in cui possa svilupparsi una sana esplorazione.

Per uscire da questo vicolo cieco occorre riscoprire la gioia che nasce dal rapporto profondo con gli altri e dal fare disinteressato, del piacere di coltivare i propri talenti senza fini immediati.
“Siamo salpati tutti sulla stessa barca e nella tempesta nessuno può salvarsi da solo”.

Chiaramente questo è solo un accenno a quello che è il ben più ampio contenuto del testo che io ho trovato molto interessante ,  ma soprattutto ricco di spunti di riflessione.


3 commenti:

  1. Se non ho capito male, la nostra società educa più alla paura che all'espressione di sè. Se è così credo sia vero, è necessario cambiare ottica.

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    Risposte
    1. il libro afferma questo...in pratica...
      Piu' pessimismo che speranza...e gli autori evidenziano i 'danni' che questo tipo di atteggiamento provoca nei giovani.
      E' chiaro che non bisogna generalizzare troppo ....in ogni caso l'ho trovata una lettura interessante.
      grazie per essere passata.
      Ste

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La Magia è credere in se stessi: se riusciamo a farlo, allora possiamo far accadere qualsiasi cosa. (Goethe)