giovedì, ottobre 29

Cosa ci chiedono gli adolescenti di oggi?


Oggi mi presento in una veste diversa da quella abituale. Non tutti forse sapete che oltre ad essere appassionata di auto-autoproduzione ho una laurea in Scienze dell’ Educazione e della Formazione e adoro leggere saggi di psicologia e filosofia. Ho incontrato Claudia, psicologa e psicoterapeuta esperta nel trattamento delle difficoltà psicologiche e relazionali, per vie traverse e per una serie di circostanze ci siamo ritrovate a confrontarci sul tema dell’adolescenza.Dalla nostra chiacchierata è nato lo scambio che condivido oggi con tutti voi.

Ognuna di noi ha dato il suo contributo, io come educatrice e Claudia come psicoterapeuta, con l’obiettivo di offrirvi una visuale più ampia su questo argomento e magari qualche spunto di riflessione.

Stefania: studi antropologici e sociologici dimostrano che il passaggio dall’infanzia all’età adulta non è mai stato armonico e facile e che in ogni raggruppamento etnico questo passaggio è segnato da riti di iniziazione che marcano un prima ed un dopo, che pongono il soggetto di fronte ad una prova. Si tratta di riti che servono a trasformare un bambino in un uomo che sa quale è il suo posto all’interno della società, che è pronto ad assumersi le proprie responsabilità.

In questo contesto è la società che prepara, accompagna e aiuta il giovane in questo compito; tutto ciò non avviene nella società di oggi: mancano i riti, mancano i limiti, mancano i punti di riferimento che possono orientare il giovane e facilitarlo nel trovare la propria strada.
Il “dramma” adolescenziale parte dalla trasformazione del corpo cui si aggiunge il “lutto” della separazione dai genitori, gli adulti che fino a quel momento lo hanno protetto e guidato e che adesso sono oggetto di “delusione”. L’adolescente si trova così a rivendicare la sua indipendenza dai genitori.
Talvolta questa separazione si trasforma in un dramma; per separarsi l’adolescente ha bisogno di attaccare i genitori, di odiarli e più in generale ha bisogno di passare attraverso la trasgressione del sistema di leggi e regole che governano la società: è distruttivo, aggressivo e vuole a tutti i costi imporre le sue leggi. Tuttavia può anche succedere che non si passi attraverso la trasgressione, l’odio e l’attacco, ma attraverso il conformismo, l’adesione cieca alle “regole” genitoriali e della società. La sostanza non cambia, sono due facce della stessa medaglia. Cosa ne pensi Claudia?
 
Claudia: cara Stefania, mi viene in mente un caso clinico con una famiglia di un ragazzo di 15 anni. Chiamiamolo E.
E. ha dei genitori che vogliono il meglio per lui, ma ognuno ha un’idea differente su come comportarsi con E. La madre, che viene da un contesto familiare rigido, vuole permettere ad E di vivere in un ambiente protettivo e completamente permissivo. Il papà pensa di dovergli insegnare la disciplina e l’importanza di sapersi “rimboccare le maniche”. 
I genitori divorziano ed E. si trova nel mezzo, tirato da una parte e dall’altra. Cerca di scomparire con il cappellino abbassato sul volto, zitto, non dice una parola. Esce silenzioso di casa rientra ubriaco molto oltre gli orari pattuiti. Non dà spiegazioni. 
Perché il ragazzo si comporta così? Il padre pensa che la colpa venga dallo stile educativo impartito dalla madre e la madre crede che ciò avvenga in reazione al comportamento rigido del padre. 
Gli adolescenti si comportano spesso in modo spiazzante, ma la lettura che fanno gli adulti del fenomeno è spesso determinante. 
Di cosa ha bisogno E? Ciascun genitore vuole il meglio per lui e prova rigidamente ad applicare la “teoria psico-pedagogica” di riferimento, ma dimenticano di curare alcuni bisogni fondamentali del figlio. Stefania, tu mi parli della difficoltà di essere adolescenti oggi. La chiusura di E. è solo un esempio di quanto possa essere dura.
 

Un nuovo compito per i genitori

 
Stefania: se è vero che il giovane deve separarsi dai genitori, dal mondo adulto, questo non vuole dire che i genitori debbano farsi da parte, uscire di scena. L’adolescente oggi chiede risposte diverse, rispetto a quelle ricevute nel tempo dell’infanzia. Ai genitori spetta quindi un compito nuovo.
Purtroppo i nuovi adolescenti non sono sostenuti oggi nella produzione di un pensiero critico, non sono incoraggiati dalla società (che ci vuole tutti consumatori folli) ma spesso neppure dalla famiglia. Il genitore lo troviamo più preoccupato a farsi amare che ad educare. I genitori oggi non sopportano “l’odio” dei figli e sono disposti anche a pareggiare i ruoli, assumendo le vesti di amici, pur di mantenere garantito l’amore. Non si tratta di un'accusa ma di constatare che spesso noi genitori reagiamo in maniera "automatica" di fronte al cambiamento dei nostri figli, e ci ritroviamo disarmati e  smarriti. E' una reazione umana e del tutto normale che non deve farci sentire sbagliati e inadeguati; semplicemente si sbaglia, si impara e si cresce con loro.

Nel tempo dell’adolescenza il compito si complica quindi anche per i genitori ai quali è richiesta molta pazienza, la costanza nel dare fiducia e la capacità di sopportare i fallimenti dei figli ed anzi acclamarli quali occasioni di crescita e comprensione. Spesso un genitore deve sopportare il fallimento del figlio proprio là dove anche lui ha fallito; un figlio non deve mai arrivare a compensarci, a risarcirci di quello che noi stessi non abbiamo saputo fare.
 
Claudia: essere adolescenti non è mai facile ma, forse è anche il riflesso di quanto non sia facile essere genitore. Viviamo in un momento complesso di grande transizione. Spesso per i genitori ciò si traduce in una serie di messaggi confusi: “Siate autorevoli ma non autoritari”, “Siate un riferimento per i vostri figli ma non siate loro amici”. Diciamoci la verità. Sembra una presa in giro! 
Dall’infanzia all’adolescenza dei figli si è bombardati da input su come essere bravi genitori o genitori disastrosi. Di chi è colpa se i figli si comportano male? Ecco, la colpa. Chi accusiamo per il comportamento del ragazzo? La colpa per aver allevato male il figlio pende come una spada di Damocle sulle teste dei genitori. 
Colpa e stanchezza. Quel mix che la maggior parte delle volte fa sì che i genitori non riescano a vivere appieno il rapporto con i figli. Quello che non fa vedere quanto siano teneri e divertenti quando sono piccoli, quello che non fa apprezzare i loro slanci di indipendenza, quello che non fa scoprire quanto siano interessanti quando diventano grandi. 
Il senso di colpa viene tradotto nei più svariati modi ⁃ rabbia verso sé stessi ⁃ Rabbia verso il partner (su cui si riversa la colpa) ⁃ Rabbia verso i figli ⁃ Resa del ruolo genitoriale.
Quindi la minaccia di essere cattivi genitori non fa essere genitori migliori. Se la mamma e il papà di un neonato percepiscono il pianto del figlio come il risultato di una propria incapacità (colpa), sentiranno più forte l’urgenza di far cessare quel pianto che l’istinto di sintonizzarsi sul bisogno espresso. 
Ci sono molte cose cui i figli hanno sacrosanto diritto e spesso vengono dimenticate. La promozione della cultura sui diritti dell’infanzia è ancora oggi essenziale. 
Ci perdiamo in ghirigori e ci dimentichiamo delle fondamenta: cresciamo i figli in contesti sicuri, non violenti sia da un punto di vista fisico che verbale? Sappiamo assumerci la responsabilità di scegliere per loro (con loro quando diventano più grandi)? Alleviamo i bambini-ragazzi nel rispetto delle proprie specificità ed inclinazioni? Sappiamo comunicare loro che possono chiederci aiuto quando hanno bisogno?

 

Considerazioni finali

 
Stefania: come educatrice e come madre sono tuttavia convinta che il mestiere di genitore si debba sostenere innanzitutto sulla capacità di testimoniare cosa significhi vivere la propria vita con desiderio e passione, una vita VIVA assaporata fino in fondo.
E’ necessario che il genitore sia animato da una passione propria, per il proprio lavoro, per la lettura, i viaggi, per l’arte, il giardinaggio …Insomma un adulto che ama la vita nonostante le responsabilità e le difficoltà che si incontrano lungo il percorso. Vederci felici è una delle più grandi gioie per i nostri figli. 
Ecco perchè “la difficile arte dell’educare” presuppone sempre un lavoro in primis su noi stessi; solo il nostro benessere psicologico ed esistenziale ci agevolerà nel complesso ruolo di genitori.
Claudia, in chiusura di questa bellissima chiacchierata hai un messaggio da lasciarci a cui tieni in modo particolare?
 
Claudia: tutti dicono che l’amore più grande che si possa provare sia l’amore dei genitori verso i figli (provare a mettere in dubbio la supremazia dell’amore per la prole è quasi un tabù). Ma l’esperienza clinica mi indica che forse l’amore più grande mai provato sia proprio quello dei figli nei confronti dei genitori. 
Anche se non siamo persone particolarmente talentuose o “appassionate di vita”, anche se siamo persone umili che vivono la vita così come viene, i figli custodiscono il bisogno di sentirsi amati ed apprezzati. 
Torniamo ad E, seppur in modo molto disorganizzato, cercava di mantenere i contatti tra i genitori (che si sentivano solo quando il ragazzo “ne combinava una delle sue”) e cercava di sentirsi degno della stima del padre provando ad imitarlo sulla carriera lavorativa. 
Per i genitori è stato importante capire che il figlio non li stava solo odiando.
Forse con maggiore consapevolezza dell’affetto che i figli provano verso di loro e mettendo da parte la logica della colpa, i genitori potrebbero appropriarsi maggiormente del proprio ruolo genitoriale garantendo e salvaguardando i bisogni profondi dei ragazzi. Potrebbero lasciarsi un po' più andare e provare a vivere appieno e a crescere insieme ai figli.
 
 
Grazie infinite per la collaborazione alla Dott.ssa Claudia Hassan.
Psicologa e psicoterapeuta specializzata in psicoterapia sistemico-relazionale; una professionista esperta nel trattamento delle difficoltà psicologiche e relazionali.
Riceve anche on-line.
Per informazioni: www.terapiaincorso.it


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5 commenti:

  1. Ti conosco da una vita Ste, so bene come la pensi e come educhi i tuoi figli, ma ti ringrazio tantissimo per questo intervento con la Dott.ssa Claudia Hassan, veramente molto interessante ed illuminante, grazie!

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    1. Concordo con te, anche per me confrontarmi con Claudia è stata un'esperienza davvero molto importante, il suo punto di vista è estremamente prezioso!

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  2. Io ho due figlie di 6 e 3 anni, e purtroppo troppo spesso le educo con autorità non con autorevolezza. Mi sento fallita e spero che dimentichino questi anni, di avere periodi migliori.
    Grazie per il confronto

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    1. Ciao Gio, nessun genitore è perfetto ed è difficile per tutti considerato il periodo che stiamo vivendo e le tante preoccupazioni. Non essere troppo severa con te stessa, come genitore sono certa che stai facendo del tuo meglio, come tutti noi. L'unica cosa che mi sento di dirti, da genitore a genitore, è che puoi cercare di ritagliarti momenti con le tue figlie per condividere attività , anche semplici come la lettura di fiabe, un gioco da tavolo, disegnare, giocare con le bambole, preparare biscottini..qualsiasi cosa le possa coinvolgere. Insomma l'occasione per trascorrere insieme momenti spensierati in cui godere della reciproca compagnia in serenità, un modo per essere felici insieme. Questo creerà nella memoria delle tue figlie ricordi indelebili che si porteranno nel cuore tutta la vita.

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  3. Grazie mille. Hai proprio ragione ❤️è un brutto periodo, lavoro/casa/figli è un tutt'uno ormai. Mi sembra di essere senza fiato. Cerchiamo di trarne il meglio però, più tempo di qualità con loro.

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