mercoledì 13 giugno 2018

Il coraggio di educare: una lezione di Paolo Crepet


Qualche settimana fa ho avuto l'opportunità di partecipare ad una conferenza tenuta dal Prof. Paolo Crepet e non me la sono di certo lasciata sfuggire.
Psichiatra e sociologo, personaggio quanto mai singolare; la sua schiettezza, l'ironia, la sagacia, hanno tenuto incollato l'uditorio che di fronte alle sue studiate provocazioni non ha esitato ad intervenire con domande e richieste di approfondimento.
Una serata intensa e ricca di contenuti che vi riassumo nei suoi concetti fondamentali, lasciando largo spazio però ai commenti, agli esempio ed alle affermazioni così come sono state fatte dal Professore, per non perdere il senso ed il tono del discorso.


Oggi i genitori non sanno più fare i genitori




Di certo questa affermazione è il cavallo di battaglia del Prof. Crepet, il messaggio che lancia a noi genitori è forte e chiaro e non puo' essere travisato.

Non sappiamo educare i nostri figli.

Oggi va bene tollerare tutto, sostiene Crepet,  abbiamo diluito le regole che sono diventate inutili, perché mettere le regole e punire è faticoso. La nostra educazione è liquida e dilaga un buonismo esasperato.
Siamo "buoni" a tal punto che oggi la scuola non boccia nemmeno più in Italia e questo offende la nostra intelligenza e ancora peggio crea la mediocrità.
Anche gli atti di bullismo sono classificati come “ragazzate”.
La massima punizione che siamo in grado di dare ai bulli è la sospensione. 
E questa sarebbe la punizione? Stare a casa a non fare nulla, con tv, telefonino e tablet?
La punizione è fare restare a scuola il "bullo" fino alle 19.00 a svolgere le più varie attività, compresa la pulizia del pavimento.

Doppia razione di scuola, questa è una punizione.

Il problema è che mettere in atto questa soluzione farebbe di certo accorrere i genitori/avvocato pronti a difendere i loro "innocenti" figlioli, come d'altronde  fanno sempre in ogni circostanza. 

Sono i genitori sindacalisti moderni.

I giovani oggi non conoscono più il rispetto, l'autorevolezza, il rigore; certo alle regole si ribellano è normale così, ma queste regole sono la loro salvezza, sono necessarie per crescerli come adulti responsabili ed autonomi.
Ecco la domanda che il Prof. pone a noi genitori:

"perchè vogliamo così male ai nostri figli da togliere loro ogni desiderio? Come ci permettiamo di fare questo?"
Nella vita di una persona ciò che conta è il desiderio. Non c'è vita, senza desiderio. Invece noi ai figli lo togliamo. Per non rischiare, non poniamo limiti concediamo loro tutto, così non hanno nulla cui aspirare. I genitori non sono più educatori, sono bancomat.

In educazione vale la regola della reciprocità




Cosa è la regola delle reciprocità? Il Prof. Crepet lo spiega con la sua tipica schiettezza:

"Significa che io faccio qualcosa per mio figlio se lui fa qualcosa per se stesso. Non studi? Beh niente cellulare, niente uscite, niente tv, internet, insomma niente di niente a parte vitto e alloggio.
Niente paura cari genitori, loro sopravvivono il problema siamo noi adulti che non riusciamo ad adottare questo comportamento, siamo pietosi."

Ci sono i momenti delle regole e quelli delle pacche sulle spalle. Prima però ci sono le regole perché le pacche sulle spalle bisogna meritarle.

Vi riporto anche un esempio che il Prof. ha raccontato per fare comprendere meglio la realtà delle dinamiche famigliari.

"Una mamma separata vive con la figlia, rientra a casa stanca dopo una giornata di lavoro e mentre lei cucina chiede alla figlia di apparecchiare tavola.
Niente.
Ripete l'invito.
La risposta è: non sono mica la tua serva.
A questo punto la mamma capitola ed apparecchia al posto della figlia e segna così la sconfitta come educatore.
Oppure più saggiamente risponde:

-allora sai che succede? Che io stasera non ho fame e non cucino e non so se domani cucinerò, e neppure quando riprenderò a cucinare. Dipende da me e da te 50%.

Si inalbera la signorina? E allora? Voi genitori dovete fare gli educatori ed educare fa venire il mal di testa e pure i capelli bianchi è sempre stato così."

Autonomia, autostima e creatività: ecco di cosa hanno bisogno i nostri figli



Educare significa fare crescere. L'atteggiamento è: io ti voglio bene, credo in te quindi voglio che ti arrangi. Arrangi è una parola molto importante per l'educazione.
Significa permettere ai nostri figli di fare da sé, mostrando loro che crediamo nelle capacità che hanno di cavarsela da soli.
Non dobbiamo correre ogni volta che chiedono, intervenire e fare al posto loro.  Altrimenti tutta la vita si siederanno in attesa dell'adulto che li soccorre e pone rimedio a tutto.
Al contrario devono provare a sbattersi anche se questo comporta cadere, farsi un po' male e sbucciarsi le ginocchia.
Così sviluppano la creatività, ovvero la capacità di trovare soluzioni per salvarsi la pelle e uscire dalle situazioni difficili della vita.

Se maturano l'autonomia e l'autostima allora avranno anche la dignità per cui ad un certo punto, sentiranno dentro di loro il desiderio di darsi fare per procurarsi qualche soldino per pagarsi le uscite con gli amici.
Invece 3 milioni di ragazzini sono a casa mantenuti dai genitori, senza studiare o lavorare, con il babbo che paga lo spritz, le serate nei locali, le vacanze, il telefono ed i vestiti firmati. 
Proviamo invece a non pagare.
Sarebbe già un inizio.

Invece i nostri figli a 13 anni fanno già la vita che una volta si faceva a 18. Oggi un ragazzino di 13 anni ha il  telefonino si compra quello che vuole e questo crea una sproporzione, è una maturazione fittizia.
Le ragazzine vanno in discoteca e consumano i primi rapporti sessuali e le madri non si stupiscono neppure, però al mattino ancora rifanno loro il letto, gli preparano lo zainetto, li portano a scuola.
I nostri figli sono come dei piccoli Budda, serviti e onorati in tutto, pendiamo dalle loro labbra.

"E non diciamo così fanno tutti che non serve a nulla. Ovvio che c'e' sempre qualcuno più irresponsabile e incapace che fa peggio, ma la gara non è mica a chi fa peggio eh, è a chi fa meglio." 
(Testuali parole del Prof. Crepet 😌).

E che vogliamo dire dei nonni?

"I nonni sono pestilenziali" afferma il Professore, "violano le regole dei genitori; la nonna deve pensare a fare le crostare ed il nonno tutt'al più trasportare i nipoti a ginnastica se la palestra è sulla via per l'osteria."

"Nella mia lunga esperienza come psicoterapeuta non ho mai visto un ragazzo i cui problemi non venissero dalla sua famiglia di origine.
E' giunto il momento che le famiglie prendano coscienza dei loro errori e si adoperino per porre rimedio."

Tosto eh il Prof. Crepet? Voi che ne pensate?



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2 commenti:

  1. Penso abbia centrato il nocciolo della questione in pieno. Mio marito ed io lo vediamo ogni giorno al parco e ci sentiamo dei pesci fuor d'acqua, dei genitori alieni. Per non parlare dei nonni, che contestano le tue regole davanti a tuo figlio, adorano il bambino come un idolo e dicono sempre e solo sì a tutto.
    Grazie per aver postato quest'intervento.

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  2. Come non essere d'accordo? Basta dare un'occhiata in giro...che tristezza, e sì che basterebbe un po' di sano buonsenso!

    RispondiElimina

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La Magia è credere in se stessi: se riusciamo a farlo, allora possiamo far accadere qualsiasi cosa. (Goethe)