venerdì 12 ottobre 2018

Amicizie: quanto è difficile creare relazioni equilibrate?




La maggior parte di noi fa esperienza ogni giorno di quanto sia complesso creare relazioni di amicizia equilibrate. Parlo di amicizia riferendomi a quei rapporti nei quali la dimensione affettiva ha un ruolo centrale e significativo.

Questi rapporti rivestono grande importanza per il nostro equilibrio interiore, perchè ci nutrono profondamente, sono certa che tutti ne abbiamo fatto l'esperienza.
E' vero anche che le persone che scegliamo possono essere fonte di benessere ma altresì causa di disillusioni e sofferenze.
Questo perché tendiamo per natura ad idealizzare il rapporto, a costruire intorno ad esso un muro di cinta che lo protegga dalla delusione. In modo particolare nella fase iniziale l'altro non è percepito come realmente è ma diventa oggetto delle nostre proiezioni; questo significa che vediamo in lui ciò che in realtà è solo dentro di noi. 

E' solo il tempo che svolge in ogni relazione una grande opera di disillusione.

Tutto ciò potrebbe sembrare pessimistico, ma in realtà si inizia a stare bene insieme proprio quando le disillusioni fanno spazio alla realtà di ciò che effettivamente siamo.

Devo ammettere che mi ci sono voluti anni e anni, in alcune relazioni, per capire e conoscere davvero, al di là delle mie illusioni, le "amiche" che frequentavo da tempo. In alcuni casi l'emergere di questa realtà ha portato alla decisione di porre fine all'amicizia o ad un semplice allontanamento, fisico ed emotivo.
Con un paio di amiche invece il rapporto si è consolidato a punto tale da diventare un punto di riferimento e fonte di grande gioia nella mia vita.


L'amicizia vera richiede impegno




L'amore, l'affetto reciproco sono fonte di desiderio, di spinta verso l'altro. Nulla è più falso della convinzione che l'amore è un moto spontaneo dell'anima.
L'amore, qualunque sia la sua natura è sempre costruzione ed inizia quando finisce l'idealizzazione. Uno dei drammi della modernità è proprio la difficoltà a proiettarsi verso la dimensione dell'amore: le persone preferiscono vivere l'idealizzazione dei rapporti piuttosto che la loro concretezza.

Avete mai sentito o pronunciato una delle frasi più scontate e astratte in merito, una frase che io chamo alla "Candy Candy"  (ve lo ricordate il famoso cartone animato?). Eccola:

"so che lei mie amiche ci saranno sempre ed io per loro perchè ci vogliamo bene, anche se non ci vediamo e non ci sentiamo quasi mai; tutte sappiamo di esserci l'una per l'altra!"

Come se una relazione, un rapporto una volta nato potesse andare avanti per inerzia. Ma le amicizie vere non sono oggetti inanimati, sono "vive" ed hanno bisogno per essere mantenute in vita e per crescere di cure amorevoli e del giusto nutrimento.

Le relazioni di amicizia richiedono impegno per questo sono vissute spesso come una limitazione perché ci richiedono di sottrarre un pò del nostro spazio vitale per prestarlo all'altro, di mettere a disposizione del tempo a discapito di quell'impeto che vorrebbe che tutto funzionasse o esistesse in funzione esclusiva di noi stessi.

Purtroppo questa privazione di sentimenti e la sottrazione del tempo e dello spazio per coltivarli sta lentamente logorando la capacità di impegnarsi in una relazione, sta svilendo il senso profondo dello stare insieme, proponendo canoni relazionali centrati esclusivamente sull'utilità.

L'amicizia, quella vera, fa sorgere il desiderio di cercarsi, sentirsi, parlarsi, confrontarsi, condividere tempo, esperienze, gioie, dolori ma anche semplicemente la quotidianità. Non ci sono limitazioni o impedimenti che non possono essere superati, si trova il modo ed il tempo se c'e' il desiderio vero e sincero e soprattutto se si è disposti ad impegnarsi e a mettersi in gioco, ad investire tempo ed energie.

Gli affetti sono una cosa le relazioni vanno oltre. Significa passare dall'ideale astratto alla concretezza, alla realtà.

Provo affetto e tenerezza per amiche che non frequento e non sento da anni, sono contenta quando occasionalmente le incontro, ma una relazione d'amicizia è ben altro.

Il rapporto funziona solo se è reciproco


"Le relazioni non sono determinate ma sono frutto di un processo di reciproca costruzione: sono un edificio in cui ciascuno concorre e partecipa all'avanzamento o rallentamento dei lavori, ognuno porta il materiale, le risorse, le idee per cementare l'unione iniziale, per vivificarle e renderle solide, per arginare le perdite, riparare una falla, rinforzare un traliccio traballante. Questo vale per ogni relazione." (Gino Aldi, I fondamenti della relazione.)

La reciprocità è l'essenza di una relazione umana, il suo fondamento etico e spirituale.

Purtroppo le relazioni che vengono coltivate nella società moderna non hanno affatto il sapore della reciprocità ma piuttosto quello dello scambio interessato.
L'altro mi è utile a qualcosa (per trascorrere una bella serata, oppure per parlare dei propri problemi..) ma il rapporto  non deve sconfinare in un eccessivo impegno emozionale, di tempo, energie e risorse.

Si sta insieme per quel che serve, badando solo all'istante, al momento.
In questo marasma di scambi utilitaristici muore la relazione, muore il prossimo come figura dell'alterità che mi accoglie e arricchisce, muore parte della nostra dimensione umana.

Amarsi ed usarsi: quando il confine è molto sottile





La verità è che nelle relazioni umane il confine tra amarsi e usarsi è davvero molto sottile, tanto sottile da potere essere superato anche dalle persone più buone e amorevoli; è per questa ragione che le relazioni rischiano di non resistere nel tempo, perchè è nel tempo che emerge  quella parte della nostra natura umana che acceca la nostra capacità di accoglienza, lasciando spazio alla difficoltà di rispettare il prossimo per come esso è o a farci rispettare per quello che siamo. 
Solo la consapevolezza di questo limite umano ci può immunizzare dal fallimento della relazione e può spingere a crescere attraverso un costante e reciproco confronto.

Una delle mie amicizie è finita proprio per questo motivo.
Quando l'altra persona ha rifiutato il confronto ed il dialogo,  ho capito che l'amicizia era arrivata al capolinea.

Ho insistito a lungo per avere un chiarimento e quando la mia amica ha accettato in realtà era oramai troppo tardi, perché per me proprio in quella reticenza nel "parlare",  nel tentare di spiegarsi, era insita l'impossibilità di portare avanti il rapporto.

Il desiderio di chiarire, di parlare di provare a capirsi, significa desiderare di mantenere in vita il rapporto nella ricerca di punti di vista condivisi, significa nutrire comunque una fiducia di fondo nell'altra persona, in particolare quando ci si frequenta da tanti anni e si sono affrontate tante vicende insieme. Un incontro a 4 occhi, faccia a faccia da persone adulte.

Il rifiuto invece è un muro. Non concede spazio, non ammette dubbio o possibilità.

Siamo convinti un po' tutti che una relazione di reciproca comprensione non deve passare attraverso il confronto e tanto meno il conflitto, ma deve svolgersi in una sorta di tempo sospeso fatto di accoglienza incondizionata.
Si confonde lo stare assieme con l'avere costruito una buona relazione. Tutto ciò crea un clima di apparente benessere relazionale destinato a infrangersi ogni qualvolta si deve affrontare un confronto dialettico. 


Amicizia e conflitti



Nella maggior parte dei casi il conflitto che si apre tra due o più persone riguarda l'analisi dei fatti, degli eventi accaduti; dal diverso modo di interpretare ciò che è successo si generano distanze e incomprensioni.
In queste circostanze lo sforzo di tutte le parti si concentra sull'obiettivo di fare valere le proprie ragioni e si resta sorpresi per la resistenza che incontriamo nel portare a termine questo compito.
Sembra assurdo che la persona con la quale stiamo interagendo abbia una visione di ciò che è accaduto così diversa e così lontana dal nostro sentire.

Molte energie vengono spese da entrambi per difendere le proprie ragioni ma sappiamo tutti bene quanto questo processo sia destinato a fallire, quanto spesso siamo costretti ad abbandonare la speranza di essere compresi e ci arrendiamo così al dolore di non vedere riconosciute ragioni che a noi paiono assolutamente inequivocabili.
Accade così nostro "amico" si trasforma in nemico e diventa oggetto della nostra ira, dei nostri sospetti, delle nostre accuse.
Allora ci convinciamo che l'incompresione è di certo frutto di malafede, di una cattiveria intrinseca di chi dovrebbe ascoltarci invece di trincerarsi dietro le sue false convinzioni.

A questo punto è estremamente difficile pensare che tali convinzioni non sono sempre frutto di una cattiva fede ma di un modo di vivere la realtà completamente diverso dal nostro.


La diversità è la vera ricchezza




Al centro della nostra attenzione dovremmo porre il fatto che ciascuno di noi vive la realtà in modo soggettivo e interpreta gli eventi con una massiccia dose di soggettività altrimenti il processo di comprensione reciproca diventa più difficoltoso o del tutto impossibile.
Solo in questo modo si puo' costruire una vera opportunità di incontro basata sul riconoscimento dell'altro e non sulla sopraffazione o negazione del suo modo di essere.

Si può anche prendere dolorosamente atto che un incontro con quella determinata persona è del tutto impossibile perché troppo profonde sono le differenze che ci separano.

Non esiste un modo di essere migliore di un altro, ma esistono equilibri interiori che possono arricchirsi, nel corso della vita, di quelle parti che ci mancano grazie al confronto con interlocutori affettuosi e rispettosi.

"La relazione non si erge mai su solida roccia ma si erge su palafitte, su una quota di incertezza e di fragilità che occorre gestire e amministrare con grande saggezza".

La relazione ha bisogno di un equilibrio che sia sempre dinamico e mai statico, perchè l'equilibrio dinamico fa crescere e fortifica ma prevede momenti di crisi e di cambiamento evolutivo.
Per questa ragione la relazione sana dovrebbe nutrirsi della novità che ciascuno porta con sè.

Quel modo diverso di intendere le cose, di catalogare gli eventi, di attribuire valori: un modo diverso che può essere a volte fruttuoso a volte dannoso ma che dovrebbe essere costantemente oggetto di dialogo e confronto per giungere a punti d'incontro condivisi.

Ho tratto gli spunti per la mia riflessione interiore e quindi per la scrittura di questo articolo da un libro che ritengo molto prezioso e di cui consiglio la lettura a chi voglia approfondire l'argomento:



I Fondamenti della Relazione
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2 commenti:

  1. Ciao ho trovato questo articolo davvero molto interessante e non ti nego che proprio stamattina pensavo proprio al valore dell'amicizia. Conoscenze tante ma amiche vere neanche l'ombra. Pensavo di aver trovato un' amica ma mi sono sbagliata. Il nostro rapporto prima era complicato, nel senso che non si trovava mai il tempo per poterci frequentare. Sempre molto impegnate entrambe, ci metto anche del mio. Ma la goccia che ha fatto traboccare il vaso è che mi ha fatto pensare che non ero nei suoi pensieri è stato proprio il fatto che trova sempre mille scuse pur venendo ad abitare dietro casa mia. Ho cercato di starle vicino nei momenti difficili quello che non ha fatto lei con me, ma ormai non importa, proseguo per la mia strada e sorrido quando la incontro e lei puntuale freneticamente mi ripete sempre la stessa frase: dai ci organizziamo e ci vediamo presto. Che non vado a casa sua ormai sono 2 anni. Bacioni e grazie mille per questi bei spunti di riflessione. Buona giornata Cry

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    1. Grazie Cri per avere condiviso la tua esperienza. Avere relazioni vere di amicizia non è facile è necessaria disponibilità da entrambe le parti e soprattutto desiderarlo davvero . Ma poi il lavoro più importante è quello di mettersi in gioco ed investire nel rapporto. Fa parte anche di un percorso personale individuale credo...almeno per me è stato così...solo ora oltrepassati i 40 anni, dopo varie esperienze anche dolorose e molta analisi interiore ho capito cio' che desidero ed anche con quali persone portare avanti un' amicizia di questo tipo. Per tutte le altre c'è affetto , gioia di stare insieme quando capita...ma non è una vera relazione di amicizia come la intendo io. Però devo dire che quando ho compreso queste cose il mio animo di è rasserenato.

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