lunedì, settembre 12

Accumulo di oggetti ed accumulo di peso: come la cura della casa puo' diventare cura di sè


Quanti di noi tendono a consolarsi per una giornata no, una cattiva notizia, i mille problemi connessi alla nostra quotidianità  comprando nuovi oggetti, vestiti, libri, riviste, cosmetici, utensili, elettrodomestici, oggetti di arredamento?

Le nostre abitazioni o quelle dei nostri amici, conoscenti, parenti trasmettono la sensazione di essere libere e ordinate oppure sono troppo piene e caotiche?

Esistono case così ricolme di cose da rendere difficoltoso il passaggio da una stanza all'altra; si tratta di oggetti che per lo più non vengono utilizzati ma che i proprietari si rifiutano di eliminare. Si parla in questi casi di "disposofobia" o disturbo da accumulo ed è una vera e propria patologia.

Il fatto è che il comportamento di accumulo è comune a malati e sani, con la differenza che i primi lo portano fino a conseguenze estreme, tanto da compromettere il normale svolgimento della propria vita.

L'impulso all'acquisto compulsivo di oggetti per compensare le nostre carenze e sofferenze emotive non solo svuota i nostri conti correnti, ma ci obbliga alla "gestione" di questi oggetti che siamo costretti a pulire e spostare con conseguente spreco di energie e tempo. Per non parlare delle volte in cui  ci troviamo nella situazione di non riuscire a svolgere al meglio un'attività in casa nostra perchè lo spazio che ci servirebbe è occupato da pile di oggetti che utilizziamo poco o per nulla.

Gli studi ci dicono che almeno il 50% della popolazione nei Paesi industrializzati ha un problema di accumulo (sebbene la sua forma estrema sia rara). Forse sarebbe opportuno definirla una malattia del benessere, sostengono F.Berrino e D.Lumera nel loro libro "La via della leggerezza", esattamente come le malattie cardiache e l'obesità.

I casi di obesità così estrema da confinare le persone a letto sono eccezioni ma gran parte della popolazione occidentale è in sovrappeso.

Le cause che spingono ad acquistare oggetti ben oltre i bisogni funzionali sono, in linea generale, le medesime per le quali si mangia ben oltre le necessità biologiche. La società del consumo, facendo leva sulla paura e sulla mancanza o su altre insicurezze, induce le persone a comprare oggetti o cibo per agganciare a fattori esterni il proprio valore personale o per tamponare disagi emozionali.

Si instaura così un rapporto disordinato con il cibo e gli oggetti (oltre che un danno ambientale e sociale). Accumulare peso e oggetti è facile, ma una volta presi è difficile rimuoverli.

Conoscere il disturbo da accumulo




Mangiare, comprare e raccogliere sono tutti gesti che possono trasmettere sollievo momentaneo dal dolore della nostra percepita inadeguatezza nell'affrontare le difficoltà della vita, dallo stress, dalla paura, dall'ansia, dalla tristezza e così via.

Se il mondo è pericoloso, se gli altri non ci sostengono, l' unica cosa che puo' salvarci è una protezione materiale, quella offerta dai cuscini di grasso o da un ambiente protetto (la nostra casa) in cui possiamo rinchiuderci con tutte le nostre riserve, al riparo dai pericoli del mondo.

I mucchi di oggetti (e di grasso corporeo) sono dei veri e propri scudi che ci proteggono dal pericolo là fuori, sono barriere che vengono usate per creare un ambiente che ci fa sentire protetti e al sicuro.

Sia il riempimento degli spazi della propria casa, sia l'accumulo di grasso in eccesso, possono essere considerati come tentativi di appesantire e quindi zavorrare sé stessi e la propria vita, limitandola con l'intento (per lo più inconsapevole) di proteggere la propria vulnerabilità.

Per quanto gli accumulatori differiscano in molte caratteristiche (ad esempio alcuni si isolano mentre altri mantengono una discreta vita sociale), un aspetto li accomuna: sono generalmente persone che temono il cambiamento ovvero tutto ciò che li porta fuori dai loro schemi abituali.

L'accumulatore teme il confronto con il mondo esterno perchè lo fa sentire insicuro, fragile, inadeguato. Ogni nuova esperienza vissuta al di fuori dell'ambiente protetto che si è creato, al di fuori dagli schermi conosciuti e rassicuranti che ha stabilito  rappresenta una minaccia, perchè puo' rivelare la sua debolezza, il suo scarso valore ed esporlo alla sofferenza.

Naturalmente né il sovrappeso né una casa disordinata e strapiena migliorano le nostre capacità di affrontare le difficoltà  e neppure di stabilire relazioni equilibrate e appaganti, anzi è molto più probabile che le peggiorino, perchè sia mangiare in eccesso sia raccogliere e conservare in eccesso tendono ad innescare un circolo vizioso di dipendenza: più ci si sente inadeguati, più si compensa.



Cosa fare?




Numerosi studi confermano l'esistenza di una relazione tra accumulo di oggetti ed obesità e sovrappeso, ansia, depressione e altri disturbi psicologici. 

Peter Walsh, esperto di riordino, sostiene che molti dei suoi clienti  dopo aver riordinato la loro abitazione, si sono sentiti meglio, hanno fatto scelte più sane e hanno iniziato a dimagrire. 


I passo: prendere contatto con sè stessi


Risolvere il problema significa superare gli atteggiamenti e le convinzioni profonde che ci spingono a cercare sollievo negli oggetti e nel cibo come vie di fuga momentanea al dolore psicologico. Purtroppo però queste risposte sono solo un tentativo fallimentare con il quale tentiamo  di compensare, evitare, nascondere, negare, soffocare,  il nostro malessere.

Il primo passo comporta quindi una notevole dose di onestà, necessaria per prendere contatto con le nostre emozioni profonde, con il dolore e la sofferenza da cui desideriamo fuggire, per accoglierla.

Il cambiamento è la natura dell'esistenza, non tutto puo' essere previsto, molte saranno le sorprese sgradevoli che ci coglieranno impreparati ma, quel che è certo, è che essere colti di sorpresa quando si è liberi e leggeri è più facile che affrontare le difficoltà quando ci si sente pesanti e prigionieri.


II passo: sincerità


In questa seconda fase è indispensabile  riconoscere che il rapporto con il cibo e con gli oggetti è condizionato da una sorta di "dipendenza", per cui mangiare e comprare diventano gratificazioni e difese nei confronti di quello che nella vita è faticoso da affrontare:

  • scarsa stima di sè
  • vuoti affettivi
  • paura del cambiamento
  • senso di colpa
  • vergogna
  • timore di sbagliare
  • apatia, mancanza di senso
  • stress ed ansia
  • delusione
  • insoddisfazione


III passo: agire


Il cambiamento richiede sempre di agire; è necessario un piano di azione fatto di piccoli passi quotidiani che ci permetterà di rafforzare la volontà ed il senso di autoefficacia. Certo mentirei se vi dicessi che si tratta di una passeggiata o di un percorso privo di ostacoli.

Per quanto possano esserci delle difficoltà di ordine pratico, il più delle volte è il disagio emotivo il vero scoglio da affrontare. E' un po' come nella vita, i progressi si possono ottenere solo facendo i conti con momenti di difficoltà. Il disagio va sempre affrontato perchè ci rende più forti, competenti ed è indispensabile se vogliamo raggiungere la serenità.

E' un po' la follia dell'uomo moderno quella di credere che si possa ottenere qualcosa senza faticare, senza pagare. Non è possibile, c'è sempre un prezzo da pagare. Però ci sono molti modi per farlo: con la sofferenza, legata ad un modo di vivere che non ci soddisfa, oppure con la fatica, cioè il lavoro, l'impegno a dirigere costantemente la nostra vita verso ciò che ci fa stare bene.



Armadio e cucina: 2 luoghi strategici



L'armadio e la dispensa sono spazi di fondamentale importanza per tutti coloro che vogliono intraprendere un percorso di cambiamento che ha a che fare con il problema dell'accumulo.

E' fondamentale comprendere che un stile di vita che mette al centro il nostro benessere psicofisico certo richiede modifiche allo stile di vita, come più movimento e buone abitudini alimentari, ma esige necessariamente anche uno spazio abitativo che, dopo essere stato liberato e riorganizzato, possa sostenerci e semplificare la nostra vita.

"Essere organizzati non significa essere perfetti o gestire casa come una rivista patinata: significa compiere delle scelte, riconoscere delle priorità, assegnare il giusto valore a oggetti e circostanze, ottimizzare spazio e tempo per dedicarsi alle esperienze appaganti della vita."

"F.Berrino, D Lumiera, "La via della leggerezza".


Gli esperti consigliano quindi di riordinare l'armadio, eliminando i capi che non indossiamo in quanto spesso sono di taglie inferiori rispetto a quella attuale, in modo da evitare frustrazioni emotive controproducenti.

Il secondo ambiente a cui prestare attenzione è la cucina, in particolare la dispensa ed il frigorifero dovranno essere riorganizzati in modo da supportare scelte alimentari sane. Recenti ricerche hanno evidenziato che la sola vista di alimenti particolarmente appetitosi è sufficiente a scatenare il nostro desiderio di mangiarli.

Il suggerimento in questo caso è di posizionarli in un luogo più nascosto in modo da non averli sotto gli occhi ogni volta che si apre la dispensa o il frigorifero; ad esempio uno scaffale molto in alto o molto in basso.

Meglio collocare invece in primo piano gli alimenti più sani che desideriamo introdurre con più frequenza nella nostra alimentazione, saranno più facili da trovare, e vi spingeranno a farne la vostra prima scelta.




Si conclude  qui, per il momento, questo viaggio nel mondo dell'accumulo; tante sono le sfaccettature di questo disagio, che in parte ho affrontato in articoli procedenti (di alcuni vi ho lasciato qualche link da cliccare), altri li approfondirò in futuro.

Potete condividere le vostre riflessioni, dubbi o domande nei commenti, sarò lieta di leggerli.


Stefania Casadei

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8 commenti:

  1. Stefania grazie per questo articolo e per le belle parole che hai condiviso nella news letter. Hai fatto proprio centro trattando un argomento che mi è così famigliare, in modo semplice ma profondo come è tua caratteristica. Ho già acquistato e guardato la tua videolezione sulla forza di volontà, un lavoro da cui emerge la tua competenza e la tua straordinaria capacità di fornire indicazioni pratiche ed efficaci . Grazie per tutto quello che fai.

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    1. Grazie Monica sono felicissima che la videolezione ti sia piaciuta, grazie mille per le tue belle parole che mi scaldano il cuore.

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  2. Articolo super interessante e scritto molto bene, complimenti davvero.

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  3. Ti ho appena conosciuta attraverso facebook e sono stata colpita dal titolo dell'articolo. Era proprio quello che mi serviva. Grazie per questa condivisione. Ora mi sto perdendo nel tuo blog ricco di spunti preziosi. Felicissima di averti incontrata

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    1. Grazie Alessandra spero davvero tu possa trovare quello che cerchi sul mio sito!

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  4. Voglio unirmi anche io ai complimenti che ti hanno già fatto per questo bellissimo ed interessante articolo .

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